E d'arme e di penna
Azar Rudif
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Seppur di catalana terra
ebbe di gran conto lo sicilian detto:
Lascia ire, e pensa che Dio ti vede.
Tal principio alberga i grandi
che magnifica storia di sé faranno
ché loro innanzi non veggon uomini,
terre e conquiste non vanno bramando,
ma solo onore di sé ed esempio per l'altri
ben fanno, ben pensano e ben operano.
Solo tal pensiero rende sopportabili
trenta e due battaglie in terra e in mare,
le prigioni del nemico e le ferite,
le sconfitte e le perdite che sempre saran
più fonde e sentite d'ogni vittoria.
Non è raro che i grandi si incontrino
e destino li volle in comune storia.
Chi ad imprese dedito, pirata e servo dello stesso Dio
e chi sempre in armi com'era consuetudine
divenne l'arma più potente che solca,
sotto le insegne di penna e calamaio,
ove l'uomo dimentica e sempre rende all'eterno
E l'Eterno vide
e così volle
nel giorno decimoquinto
del mese quinto
del distante anno 1325
in quel di Valencia
da ove un'indelebile penna
ed un'indomita mano
fin qua son giunte
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (1)
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Angela Rainieri15 ottobre 2012
Un solenne frammento di storia e cultura emerge da quest'incantevoli versi che, stilati in modo magistrale dall'autore, narrano alcune delle gesta del popolo catalano. Azzecatissimo anche l'abbinamento musicale. Una lirica sublime, complimenti come sempre per l'originalità e la particolarità dello stile. Meritatissimo fiocco.

