Fiori di Pesco

Eppure nuoti
in questo stagno dai moti blandi.
Eppure godi
in queste vene ingorde di tramonti.
Eppure legiferi
in questa terra verace ma infeconda.
Perdona, Luminoso Despota, quel tenero moribondo
ebbro dei suoi occhi d'assenzio.
Commisera, Lacerante Monarca, quel vile beduino
raggelato dalla sua latente penombra.
Giustizia, Sommo Autocrate, quelle trucide intenzioni
colme di prodighe velleità.
E mentre il lume supremo fugge a ponente,
appare d'impeto la sedicente tenebrosa.
La sera, cieca Afrodite dalle funebri vestigia,
sevizia e corrode gli ignifughi rancori,
che già spergiurano pronte ritirate.
Fiori di pesco invisibili ai miei occhi,
siete solo scientifiche leggende,
tramandate da istrionici botanici,
di mestiere commedianti.
©
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