Paradiso
Filippo Ferrari
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Paradiso celeste, d'infinito avvolgi le pareti del mio cuore,
fatto di porte e di finestre di cristallo.
Chiesi alla luna d'illuminarti a poco a poco, ed ecco che come per incanto,
la tua luce si pose su di lei un'altra volta.
La cresta dell'onda che sale sulle verità inondò di luce questo cosmo,
dolce amaca culla della vita, i nostri cuori batteranno all'unisono.
Spingevo pareti, ho innalzato piramidi, per farmi ricordare
che io non ti merito,
le distrussi poco a poco, come si fa con un castello di carte,
e in quei momenti finsi di piacerti,
ma era una vergogna,
allora spensi la mia luce per vedere la tua, ed era abbaggliante, accecante e assordante,
la miserabile coperta di cristallo che avevi posto davanti ai miei occhi si era sgretolata e infine apparvi tu,
DIO,
in un pianto mi consolasti dicendomi, eccomi figlio mio, hai visto?
non mi sono scordato di te.
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