Com'è buio, Signore

Mentre piove
sul grigio della selce
si specchia la notte che cammina
vicina
ad ogni passo a piedi nudi
ombra
prigioniera nelle dita
trafitta,
notte, ognora, dai chiodi del dolore del riscatto
attraverso i palmi
che al tuono e al temporale
filtrarono di cielo
immane sacrificio
cola
sugli occhi sordi alla tua luce
fra gocce d'ignavia e di superbia
paura che non tace
fosca, confusa ed ingannata
memore e offuscata nel ricordo
d'avere assaporato il tocco sulle spalle
il manto ch'era scudo
quando la pace era il tuo pane
il vino, il sangue che mondava
e il sole, lo sguardo tuo
che mi parlava
e adesso
com'è buio, Signore
cadendo
senza mani
faccia a terra
afono, il mio grido che si bagna
scivola, in silenzio
dalla pioggia fino al mare
e, perse le parole, mimo una prece sulle labbra
ha rotto gli argini la piena dell'oscuro
fradicia, mi spoglio dell'orgoglio
m'appiglio
all'orma sulla riva
di Te
che mi portavi.
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L'autore
Kiaraluna
Scrivere è nel mio DNA ,ho iniziato da bambina,qualche decennio fa.... traballando,senza una reale mèta,ma solo con la maturità ho imboccato la strada che sento appartenermi e più ancora di recente ho scoperto che "leggersi" a vicenda arricchisce molto e , che per poter suscitare emozioni, bisogna per primi averne res
Commenti (1)
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Francesco Rossi12 novembre 2012
Un bel percorso poetico che trova la sua sublimazione nello spogliarsi dell'orgoglio. solo così si ha la forza per chiedere aiuto. Versi di grande spessore.

