Quello che sappiamo da sempre
I giorni sono accompagnati dal silenzio:
è triste accorgersi che non hanno
più nulla da raccontare.
Dove è celata la vitalità
che ha plasmato l'uomo e
lo ha definito tale?
Forse siamo marionette cerulee
mosse dal vento o dalla sabbia
da una divinità capricciosa
o da un gatto giocherellone.
L'anima è guscio vuoto e amorfo.
E amorfo è il nostro volto,
amorfe le nostre mani.
Il cuore è spento e
sopravvive solo per forza d'inerzia
O per qualche legge fisica
imposta dalla natura...
Automatismi di latta trascinano
il cervello verso l'oblio,
verso l'immobilità, verso il nulla.
Siamo macchine generate
dalla paura della vita,
dalla paura di sbagliare.
Siamo stelle opache,
torrenti prosciugati,
fuochi giallognoli e moribondi,
siamo leoni spauriti
che aborrono il sangue,
volpi ingenue e conigli testardi,
siamo aquile spennate e timidi falchi,
lepri lente e assonnate
per la noia che ci avviluppa,
per la noia che noi stessi e la nostra
apatia resinifera abbiamo generato,
siamo assi di legno piallate
da falegname inesperto,
siamo ferro avvolto
dalla ruggine del tempo
e dello spazio che sentiamo estranei,
della storia e della cultura
che sentiamo nemiche.
Siamo squali sdentati,
vipere svelenite
ma gravide di un male peggiore,
astiose e vendicative.
Pregne di un odio secolare
contro l'umanità, contro la vita.
Siamo mosche intrappolate da tele
damascate dal fato
oppressivo e tirannico.
Siamo crisalidi mai sbocciate e
la nostra anima
è relegata in un corpo
che la rifiuta e la denigra,
che la opprime e si rifiuta di esaudire
i suoi umili desideri
di libertà.
Siamo spazzatura e
la noia ci spazza via senza remore
come un netturbino famelico e cencioso
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L'autore
Alessandro Accorinti
Nasco il 10/07/1994 a Vibo Valentia. Vivo a Pisa e scrivo poesie da quando avevo circa 14 anni.
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