Il sorriso, la ferita della vita

Eri convinto che avrei ricamato
la solita poesia di frasi contente,
non l’ho fatto.
M'ispiro sta volta a quel che va fatto
all’uomo morto che sorrideva sempre,
quel po’ che la vita gli giovava
in volto lo sfigurava
ed in cuor mai era come le sue labbra.
I guanti eran un tempo bianchi,
gesta magnanime avevi in testa,
mai le hai compiute.
ed i tuoi guanti giallo ocra son diventati.
Come ti senti dopo aver visto
tutto questo sbavare la tua vita?
Ho dormito stanotte
non come avevo detto,
l’uomo dai mille sorrisi m’ha straziato i sogni
la mia anima ha urlato fino a far sanguinar la gola.
Sto male
debole mi sento
tu nel contempo sempre a sorridere stai,
mai quel ghigno tu togli dal viso,
l’ansia mi sale se solo lo penso.
Il mio letto odora di sudore,
lo sento sulla pelle
piano mi bagna,
languido discende
è strana la sua densità...
per caso è rosso il sudore?
S’accende con una fiamma la camicia da notte
cerco di spegnerla,
invano io tento,
di benzina e cherosene era pieno il mio letto.
Non lo sapevo.
Aspetto lenta il finir del fuoco
di cui io son il combustibile,
aspetto in silenzio
il mio divenir in cenere.
Tu mi guardi da vicino,
col ghigno sorridente
malato e triste,
aspetti con me
che l’opera mortuaria sia compiuta.
Uomo normale tu eri
che poi il male t’ha sfregiato,
muoio innocente
colpevole solo d’averti conosciuto.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Nino Vicidomini27 novembre 2012
Anche se prolissa questa tua si lascia leggere con tento trsporto ed io l'ho fatto con l'interesse di sempre. Attento ai refusi.
