Il mio regno

Perdo così il mio regno.
E’ naufragio,
nel mare assassino
dei tuoi occhi.
E’ oltraggio,
nel trovare un destino
ai miei sogni.
La dignità del mio passo
si perde sfinita,
nei mille corridoi d’argento
di un tuo ripido capriccio.
Ho ingoiato terra,
per non volare via
su queste speranze
di carta straccia.
Ho lacerato mondi,
garbugli, rovi, artigli,
tristi come l’inverno,
come i tuoi nascondigli.
Ho disegnato stelle
in questa notte buia
per riempire le tue stanze,
di dolce e cara gioia,
di amaro miele e noia.
Ho soffocato lacrime
indomabili,
come fiume senz’argine
dopo la luna piena.
E adesso perdo il mio regno.
Che ingiusta fine,
spetta al mio caro trono!
Che amaro esilio!
Non trovo alcun perdono.
Quale scrigno di gioielli
possedeva questa mia corona;
seppellito ormai lo scettro,
ogni suddito abbandona.
Il mio palazzo silenzioso crolla,
al rintocco di folli campane di cristallo,
e pronta per l’ultima corsa
mi attende ignobile la mia carrozza.
Ora so che le tue mani
non troveranno più i miei polsi
per nessun vecchio gioco,
che sia d’amore o d’odio.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!