Pensionato
Quella luce calda incupisce l’angolo
tra il letto e il comodino
e su di esso, con antico ordine,
giace il bagaglio del tuo tempo.
La tua mano, con rito ancestrale,
sul filo pendente,
spegne quella luce
perché il sonno t’accarezzi.
Sul piccolo marmo, accanto al letto,
un altarino pare quel comodino
e su di esso, adagiato,
riposa il tuo carico e la tua chimera.
L’acqua, per dissetare ansie,
traspare vitrea
e nel suo ventre deforma l’esistenza,
ormai fiacca e scevra.
Accanto, ormai da un po’,
i medicamenti incombono,
non tanto per curare il corpo
ma per dissipare spettri.
Quell’orologio che ti svegliava,
scandendo il ritmo della giornata,
non sa più per cosa trillare
e le lancette girano senza tempo.
Adagiati, trovano spazio,
santini e libri,
per coccolare il sonno
ed alleviar paure.
Ogni sera si ripete l’arcano
una volta per costruire il futuro,
ora, fiacco e spento,
per aspettare, non si capisce cosa.
©
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L'autore
Pippo Di Vita
Vivo a Foligno dall'agosto del 2011, il resto della mia vita l'ho vissuta a Palermo, dove sono nato 59 anni fa e dove ho insegnato religione nella secondaria superiore. Ho tre figlie che adoro. Oltre ad insegnare, ho lavorato con le istituzioni europee come conferenziere ed ho frequentato, per più di venti anni, le
Commenti (1)
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Nino Vicidomini5 dicembre 2012
Non è artefatta e l'ho gradita per quello che è venuto a dirmi. Descrittiva e introspettiva.
