Pietre
Il burattino senza sguardo
è in balia di venti ingordi
servono scarpe d’ombra
per quei piedi storti
c’è sempre un luogo che torna
in qualsiasi oggi
dove aspettano pazienti
le scale invisibili
e i vetri s’appannano
alla pioggia notturna
identità ti sfugge
coda d’un treno che corre
al mero imbrunire
e scegli nel letto il primo passante
tra ali stipate di gente
disegni in pagine gialle
le musiche sorde
matita spuntata al pari di dita
poi scende
al tumulto del cuore la nebbia
a imbrattare quei luoghi
di sputi e di rughe mal poste
Firenze è la pietra
gelata su l’Arno che luce
©
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