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Ribellione 16 dicembre 2012 · lettura 1 min · 6414 letture

Cenere dei secoli

Duilio Martino 581 poesie pubblicate
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Rigoglio attorno e insolita quïete nel borgo mìo; ériche e papaveri assediano uno sterile agrifoglio smunto oramai da primavere ignave. Muoiono i giorni e il cielo ottenebrato - come bianco sudario - cala un velo di neve in cima al tetto dissanguato e sull'aguzze guglie della Pieve. Solo i cipressi - cerberi forzuti - pur provati da notte siderale, non cedono ai rimbrotti del grecale compassati si scrollano di dosso - di tanto in tanto - cenere... dei secoli.
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Erica= solitudine; Papavero= Oblio; Agrifoglio= abbondanza

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Duilio Martino
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Commenti (18)

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C
Colomba16 dicembre 2012

stupende metafore, le ceneri dei secoli si ripetono ed ecco il paesaggio ricoperto di neve, freddo e gelo, come pure la campagna, ma ci sono alberi che si scrollano la neve e resistono alle intemperie, come pure le persone, versi che esprimono emozioni con magica maestria.

Shelly Nicole Del Santo16 dicembre 2012

Versi molto belli e fluidi in cui le immagini di un paesaggio impresso nei secoli, sono ben amalgamate con le metafore profondamente sentite e che danno spessore alla poesia tutta. Davvero bella e apprezzata... complimenti

Donatella Pezzino16 dicembre 2012

Somiglia ad un animo provato dalla vita ma sempre indomito questo paesaggio immobile e suggestivo. Versi di grande bellezza!

Berta Biagini16 dicembre 2012

Un titolo che la dice lunga – in esso non finiremo mai di leggere – l’autore con questa sua ancora una volta ci ha fatto vivere con i suoi occhi momenti di vita particolari.

Idalgo Visconti16 dicembre 2012

Sempre cariche di sentimento e di forza... ammirevole l'amore per la propria terra... la capacità indiscussa...

Alberto De Matteis16 dicembre 2012

Un quadro stupendo, con bellissime metafore, della propria terra, del paesaggio carico di ricordi e ricco di sensazioni ed emozioni. Onore all'Autore che, con grande maestria, riesce sempre a coinvolgere il lettore. Lirica piaciuta ed apprezzata. Complimenti.

carla composto16 dicembre 2012

sempre preparato... bellissime metafore versi fluidi e tanto belli... complimenti

EnzoL16 dicembre 2012

eh, tecnicamente avanzata, una bella impressione, scritta tra la neve sulla neve... direi azzeccata visto il clima bella Du

emmalisa lucchini16 dicembre 2012

Apprezzata... Il paesaggio e l'amore per la propria terra reso incantevole con versi e metafore che ne esaltano le bellezze... pare di sentire quegli alberi che scrollano la neve... tutto l'nsieme entra tra le pieghe del mio sentire... davvero bella!

Stefano Drakul Canepa16 dicembre 2012

anche questa poesia è ruvida nel contenuto ma rigorosa, musicale e ritmata alla perfezione... complimenti... sei diventato uno dei miei autori preferiti su scrivere... b r a v i s s i mo

francesca maria soriani16 dicembre 2012

Palpita il cuore del Poeta sotto la neve di quel borgo natio, quasi gustando la quiete che impone l'attesa nella statica stagione invernale, una pausa ai dubbi e alle domande che la vita ogni giorno ci pone sul cammino

Complimenti ad un autore che ho conosciuto da poco e che leggo con crescente stimolo...

Gentiana Marika16 dicembre 2012

Meravigliose le figure usate, di tanto effetto per raccontare delle verità scomode in una notte di gelo ... l'inverno si manifesta con la sua rigidità sul borgo, ma soprattutto nei cuori in solitudine e dimenticati dal mondo. Molto apprezzata, va letta con attenzione questa lirica, esprime tantissimo!

Sara Acireale16 dicembre 2012

L'amore per la terra natia, per il borgo non abbandona mai il Poeta, la sottile nostalgia dei tempi andati è sempre vivida e presente nel suo cuore e nella sua mente... Pubblicazione molto apprezzata per l'alto spessore poetico e per le immagini che mi sembra di vedere e toccare leggendo questi versi... Molto evocativa...

Annamaria Barone17 dicembre 2012

cosa dire se non spettacolare ad una lirica di così forte impatto? E' come un pianto, un canto triste a vedere soffocare l'agrifoglio, simbolo di abbondanza, in una terra che si sta spopolando, dalla quale molti, troppi vanno via e nessuno più ritorna, e quando i vecchi che ancora abitano quei luoghi non ci saranno più, forse sarà solo oblio. Chapeau.

C

una bellissima descrizione del borgo natio, suggestive le immagini invernali, notevole poesia

Anna6220 dicembre 2012

Solo i cipressi resistono ai rimbrotti del vento mentre tutto intorno muta anche la geografia umana costretta dall`urgenza del vivere o, addirittura del soptavvivere.

M
Marina Como15 giugno 2013

La musicalità pervade tutta la poesia, le immagini metaforiche sono dipinti da leggere e rileggere come quadri sempre nuovi esposti a differente luce. Quanto amo quelle "guglie" che trafiggono il paesaggio delle case fatte di "tetti" ormai esangui. Noi, quelli che restano trafitti dal tempo, noi, quella nevicata che i cipressi (gli alberi della morte, la grandezza della Vita che pur continua..."cerberi" che stupendo termine, duro e crudo ma forte e vitale) si scrollano di dosso. L'opera che trasuda rabbia e rassegnazione lascia con un amaro in bocca. Davvero notevole.