Una crepa nel cielo
Nuoto tranquillo per li campi rigogliosi
e la mia fronte corrugata è l'alcova
che dà riposo a tutti i dendriti vorticosi;
l'alito caldo graziosamente mi ritrova
e mi dipinge innaturale ma reale ghigno,
che la coscienza è memoria dello scrigno.
Ma allorché s'ammassano numerosi e grigi,
quei nuvoloni che si apprestano alla pioggia
e l'ombra scompare sul telo di quest'effigi,
gocce ricadono sullo specchio su cui si poggia
il riflesso di un braccio d'oro che si scorge
da una crepa del cielo per chi se ne accorge.
E sempre fulge sul liminar di quei roghi,
come se a luminar la realtà quella favilla,
fosse nei meridiani degli infiniti luoghi:
pare il punto della capocchia di una spilla
quello strano riflesso che si distingue,
ghermito dai merletti di mille lingue.
Crepa che si apre e subito poi si ricuce,
della spumeggiante schiuma è il fondo,
e nella sagoma di un candido collo, oh luce,
con tutti i frustoli lanciati per secondo,
dà forma a questo maraviglioso ritratto,
facendo dell'eternità questo scatto.
Eppur mi fermo frustrato ancorché sconfitto
e mi accorgo di aver camminato per ore,
sempre collo sguardo rivolto al soffitto:
ora son giunto dove l'amaro del mio livore,
si annerisce della delusione del fallimento
nell'istante di questo preciso momento.
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L'autore
Massimo Comitato
Nato a Napoli. Non voglio aggiungere dettagli; non mi piace parlare di me.
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