Albero
Albero che scuoti il tuo fogliame,
che mi saluti tanto desto e vaporoso
tutto contrito nella tua tela di rame,
sì grande e prosperoso,
mi riconosci nei campi di stiglio?
Chi ti parla è tuo figlio!
Il mio cammino per una notte intera,
interminabile fatica in solitudine,
mi conduce ai pie' della tua ghiera,
negli argini di quella moltitudine,
soltanto per rimanere solo,
fintanto che mi riposo.
Ascolto il gran consiglio,
bevendo ai tuoi mulinelli,
e mentre le brattee di tiglio
rinfrescano gli ugelli,
io sogno quella pace,
ch'ogni bugia è verace.
Allora divento la treccia,
che mi corona il costo,
e nel murmure di una veccia,
penso di aver trovato il posto,
dove il vuoto s'empie,
piano svuota le tempie.
Mi drizzo sull'altare
e mi preparo a cadere,
ma senza rimembrare,
m'accorgo già di giacere
sul piano di quel tiglio:
Chi ti parla è tuo figlio.
©
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L'autore
Massimo Comitato
Nato a Napoli. Non voglio aggiungere dettagli; non mi piace parlare di me.
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