Un binario
Lungo e largo ti dirigi fino a quel punto
dove fischia il tuo metallo incandescente,
pezzo di ferro a ponti di legno congiunto
e poi ti dicotomizzi tutto arborescente,
così che i tuoi nervi rigidi e pesanti,
riempiono lo spazio che mi è davanti.
Mentre che quell'assordante rumore aumenta
e la strada si apre per chi t'aspetta,
porti la gioia perché il tuo corso rallenta,
fino a fermarsi ai sogni di chi si affretta
a riprender cammino dopo aver rifocillato,
locomotore che fragorosamente ti sei fermato.
Un campanello accompagna la tua ripartenza
e tutti si precipitano al proprio destino;
coi dolci propositi della poetica licenza,
mi giro dietro a rimirar dal posterior mirino,
quello che già lontano prima era vicino,
ormai polvere e cenere di grano fino.
Continua fragorosamente il tuo frastuono,
in mezzo ai campi divelti e sradicati,
sulle rime di questo poetico suono,
adesso che l'occhio tra verbi e predicati,
scorre in un senso e poi nell'altro,
su e giu tra queste righe, peraltro.
E sempre mi volterò per scrutare indietro,
sfondo di un paesaggio che non si mostra,
fondo di granelli di sabbia su vetro,
tinta di sassi e massi che si prostra,
ai pie' dei sentieri che si aprono davanti,
nervi che siete così rigidi e pesanti.
Lungo e stretto ti spingi oltre lo spigolo,
là dove il tuo metallo freddo e immacolato,
rapito dalle fronde del comune strigolo,
parla col suo linguaggio complicato,
ma senza soggetto e predicato,
senza un apparente significato!
©
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L'autore
Massimo Comitato
Nato a Napoli. Non voglio aggiungere dettagli; non mi piace parlare di me.
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