Non voglio

Sviscera dalla carne amata
dopo il graffio dell’inquietudine,
l’essenza scialba e sbiadita
distillata dall’abitudine
cambiano le frasi fatte,
la sonorità delle loro rime
e come fossero campane rotte,
ora hanno stridio che angoscia e deprime.
Non voglio più camminare
ripercorrendo lo stesso sentiero
coperta da falso amore
ma gridando a tutti quanto sia vero.
Non voglio lasciare scritto
sopra le pagine della mia vita
un sunto, che se mal tradotto,
tra i sottintesi nasconda la crepa.
Non voglio sorriderti ancora
dopo che hai tolto la tua carezza
e la mano, che di solito sfiora,
ora è soltanto quella che spezza.
Non voglio nascondere all’anima
quel che col tempo si è affievolito
e libero, rassegnata la lacrima,
perché illumini l’onta di ogni torto subito.
Non mi faccio di certo tentare
dalla richiesta di un ultimo incontro
e fare, come lai foglia che muore
che innamorata si concede a quel vento,
ancora si lascia strappare
ma pur di ritentare, con un ultimo brivido,
nasconde, la dignità che rimane
dietro le grinze di ogni ignobile livido.
©
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