Loro no
A chi
almeno una volta sentì
il nulla picchiare alla porta
ed il suo tempo agonizzare
dentro un imbuto di sconforto
utile come un defibrillatore
su un corpo già da ore morto,
così solo da chiedersi se la folla
non fosse scenografia di cartone
e bramare di Pigmalione la filosofia
per poi gettare l’estetica nel bidone,
sfiorato e spesso preso dal bisogno
di infierire su qualche organo prescelto
convinto di catturare nel viso quel sogno
che tanto fomenta le platee all’ascolto,
ripiegate delle vite gli arazzi
nel cassetto dei vizi e delle manie,
e sappiate, ci sono persone
che vantano ben più dolci biografie,
ostacoli e contrasti sorvolano con grazia
vecchiette cariche di spesa sulle strisce
nelle scelte applicano la stessa burocrazia
amicizie tessuto del divano e larghe cosce,
della didascalia han fatto un onore
disdicono dentisti e perfette storie d’amore
buttando lì la scusa di un raffreddore,
salvano del proprio corpo lo scontrino invano
quasi che un giorno dovessero affittarlo
a un asmatico guru dal sapore tibetano,
del dolore sul viso non hanno minima traccia
ma se di un paio di braccia hanno il sentore
son subito pronti a liquidare il tuo con ardore,
pensieri di morte non li sfiorano neanche
e a volte mi chiedo se non sia troppo forte
invocare la loro in ginocchio alle parche.
Ma non fate così, non vi abbattete,
la fede, mi raccomando, non la smarrite,
mentre voi sarete ancora qui
dal fascino perenne del nulla ammaliati
a bere le turbe in empi soliloqui,
loro, placidi avvoltoi di plastica ammantati,
non mancheranno di vegliare su di voi,
anche solo per dire, con tono indignato,
-hai visto, le ire ed i tarli, dove t’han portato?
Eppure io, di ignorarli, t’avevo avvisato!
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Commenti (1)
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Nino Vicidomini7 gennaio 2013
Logorroica mente. Troppe parole per una composizione da chiamare poesia. Comprendo il tuo sfogo; tu perdona il mio.
