Il giorno che ho dimenticato di vivere
C'era la pioggia,
di un'illusione le macerie bagnava,
il pianto copioso
che di redenzione non aveva il sapore
caparbio scioglieva nella gola
uno sterile grido,
recitazione di ambiguo abbandono,
forse un richiamo dall'esibizionismo sporcato,
nessuno accorre
non un viso acceso se non dal bisogno
alla finestra s'affaccia, sentire che ama
e che la vita uccide quando silente passeggia,
si lascia ammirare nel suo vestito di seta
morbide e fatali puoi sfiorarne le forme
e delle promesse sul suo seno cibarti,
ma ecco che sfugge,
fugace sovrappensiero,
scordarsi il segreto per possederla,
non un suggerimento all'orecchio
solo vuoto insinuante
e di una risata l'eco lontano,
magari bastasse
offrirle da bere
lacrime e sangue.
©
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