All'amico che spaccò il metallo
Ho visto da te la vita domata
della sua carne brani sputavi,
di smettere ti pregava, che mai
avrebbe con te maligna giocato
-amica giammai, schiava la esigo!
Fiamme d’orgoglio sopra quei campi
dove ti guastarono rapide brame,
tante da perderne stanco la stima,
dolce prurito il sonno rubava
-quel pazzo sopra un prato riverso?
Così sciolsi le prime fioche voci,
t’avessero visto ingoiare
della vita il più acido succo
non avrebbero tratto il tuo polso,
manichino che annaspa nel sangue.
Pretendere il segreto non posso,
offuscato da lacrime ignote
è l’ombra di pace oltre un fosso
ma in un giorno qualunque, stai certo,
dal suo delicato riflesso rapito
su quella collina farò deserto.
La solitudine e un salto
soltanto ci separano ora.
©
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