A Swami
Per te fu importante una masturbazione inferiore o
la mia patina sofisticata,
gettasti le mie illusioni in sacchetti d'amore.
Il tuo corpo dall'aria maliziosa
conosceva l'arte di eccitarmi.
La mia ragione approva le nostre miserabili prodezze,
i nostri dialoghi dolcemente sboccati,
le tue collegiali gentilezze.
Smetti morale di lamentarti!
Quando sul nido di vespe affondai i miei sensi affaticati,
il mio ricordo si spense negli occhi di un'altra donna.
Disteso, inerme,
aspetto che tu sia il mio carnefice o l'epicureo.
Si diffondeva per l'aree una fragranza animale odorante d' umanità.
Mi baciasti con l'ingenuità di una bella ragazzina il pomo d'Adamo,
abbracciasti il mio calore tra le assenti lenzuola folli,
mi chiedesti senza pudore di entrare nel tuo dolce cosino.
In questo momento di non vita sei il mio sogno ininterrotto,
la mia attrazione costante, il mio desiderio incessante.
Il mio strano culto venera la tua immagine,
la tua esistenza randagia e le tue maratone alcoliche.
La preghiera affissa sulla porta del tuo cuore mi fa presagire che
ne moriremo senza dubbio ancora.
©
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