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Fiabe 20 gennaio 2013 · lettura 3 min · 2062 letture

Canti di Anàsteros: La Preghiera di Zarathustra (VII Canto)

EnzoL 618 poesie pubblicate
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Passarono gli anni e dopo le Decadi, d'Anàsteros, poco si seppe E pochi gli uomini sopravvissuti a Boreios la cittadella ancor farneticavano della collera del Dio Ed essi si trovarono nei deserti di Lancur, peregrinanti e maledetti senza Terra. Poche manciate di carne e sudore alla ricerca disperata di casa. E le donne, dall'utero logoro smisero di generare, così anche i vecchi volti, una volta fiore e delizia dell'umanità, smisero di generar sospiri nei compagni maledetti E le carcasse degli animali, così anche quelle dei fratelli defunti vennero abbandonate alla sabbia. Fu il tempo, in cui l'uomo cessò di seppellire e di credere, tradito da sè stesso, marciava alla deriva, ricercando la salvezza E ad ogni passo, il sangue dei bambini ancor giaceva nelle loro menti. Non v'era pace per i loro cuori, ché presa coscienza dell'abominio recato non ci fu ora, senza urla e disonore. Fu così, che si fermarono stremati dopo anni di cammino, in un'oasi sperduta. Lì alle pendici d'una collina, v'era l'acqua e frutti freschi. E si misero al lavoro, E s'accamparono per la notte fredda. Oh, la notte! L'immacolata bellezza scura ornata di stelle, scorreva lenta sulle lacrime dei maledetti, che senza pace, rivedevan marmi bianchi e l'antico splendore di Boreios ancor vicini E le feste e l'opulenza andata, il più completo distacco dai diseredati. Giorni di sangue e di gloria! Dei canti, non si udì più la voce e la gioia dei focolai rimase pallida luce in ogni pupilla Tanto era il dolore, che serpeggiava nelle notti quanto il rammarico per aver ferito Anàsteros E mentre tutto taceva, si levò dal buio mormorante appena, una preghiera. - Io, Zarathustra, figlio di Zoroastro umilmente mastico la polvere ora in questa notte di stenti. Che del potere e dell'abominio ho attraversato le gioie, che dell'innocenza ho relegato il sapere. Che del povero ho digerito i resti nelle piazze, asservendo la mia ingordigia celebrando me stesso Che dei pianti e della sottomissione ho fatto musica del cuore. Che dell'acciaio fratello e dell'industria religione tra i tormenti Che ho schiacciato con violenza e stuprato e bruciato Ora, per terra e prostrato comprendo ogni dolore Mi rivolgo a Te O Candido d'illibata purezza Te che solcavi alla ricerca, oceani e fiumi, terra riarsa e monti Te che hai veduto la forza della luce, la forza del buio Che con piedi nudi hai marciato al fianco delle masse, che hai macchiato la tua bellezza sulle piazze di Boreios Perdonaci se puoi, figlio di Aiag, riprendi il volo sui figli di questa terra Raccogli la mia preghiera di redenzione e liberami dal dolore Fa che finisca il tormento delle notti. Fa che il mio credo, che la mia presunzione d' OLTREUOMO cessi. Oh, inutile convinzione! Quanto suona sciocca ogni mia parola ora Che della pietà e del Divino ho rinnegato le tracce. Non v'è carne senza il Dio non v'è Dio senza la carne ora so - E sulle parole miti, vere e sincere di Zarathustra, una lacrima cadde lontano. Nascosta, tra cielo terreno e sospensione d'ignoto; fu la settima lacrima di Anastéros
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Settima fiaba Anàsteros: dal greco classico 'privo di stelle' Boreios: dal greco classico 'del vento del nord' - da così Parlò Zarathustra: Vi scongiuro, fratelli, restate fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze! Essi sono degli avvelenatori, che lo sappiano o no. Sono spregiatori della vita, moribondi ed essi stessi avvelenati, dei quali la terra è stanca: se ne vadano pure!

L'autore
EnzoL

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta

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Commenti (8)

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Stefano Drakul Canepa20 gennaio 2013

ormai è diventata una vera saga... e io non me ne perdo una puntata. Tutto bello, veramente da gustare. Grandioso

h
hy ju20 gennaio 2013

Sono senza parole: ma tu veramente sei fatto d'inchiostro!!!

Rita Stanzione20 gennaio 2013

la settima lacrima... continua l'avvincente viaggio nelle tue pagine, fiaba e poesia!

Laura Maira20 gennaio 2013

Solo una mente geniale poteva dare vita a una cosa simile. Io non sarei capace. Davvero creativo. Complimenti.

C

un'ottima poesia, molto ben scritta ed avvincente, apprezzzatissima

carla composto21 gennaio 2013

ben costruita avvincente ben scritta... non è semplice scrivere simili opere... il mio plauso

elena rapisa21 gennaio 2013

E di colpo mi ritrovo seduta su una antica pietra accanto a un fuoco ad ascoltare quei poeti narranti e vagabondi che creavano leggende. Avvince e trasporta in un mondo lontano che ci fu anche maestro. Un Monti o un Pindemonte per non parlare di Omero non sarebbero stati più eloquenti e incantanti. Mi danno un piacere grandissimo, un ritorno alle origini della poesia.

Clara Gismondi21 gennaio 2013

Fiaba e poesia... e mi par di sentire l'aedo cantare ...in forma d'arte la vita e la morte il dolore e tutto il resto... in un fiume di versi che strappano i pensieri al presente... Bella bella!