Il grido dei papaveri

Rimembro, di zolle tra i filari
e il grano biondo
al mietere del giorno
chino sul grido dei papaveri recisi
E andavo
seguendo voli di farfalle in festa
dietro le porte chiuse,
bussano lievi
ad ora
le nocche timide
per non svegliarti dal sapore d'acqua cheta
aria innevata d'agrifogli
sui ciottoli che affiorano dai gesti ibridi del cuore
lasciati adolescenti
s'incespicano lenti
passi timidi
stranieri
evasi dall'esilio
all'avida ricerca dell'impronte digitali
sotto la polvere
d'una maniglia fredda
suggendo note incise agli occhi
sentieri morti
dove lacrima la quiete
Brevi, ombre d'ieri
ritagli grezzi
di linfe essiccate per incuria
quando
persa la soglia
il tempo dell'anima
immaginando la sorgente oltre il crinale
n'ebbe sete.
©
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L'autore
Kiaraluna
Scrivere è nel mio DNA ,ho iniziato da bambina,qualche decennio fa.... traballando,senza una reale mèta,ma solo con la maturità ho imboccato la strada che sento appartenermi e più ancora di recente ho scoperto che "leggersi" a vicenda arricchisce molto e , che per poter suscitare emozioni, bisogna per primi averne res
Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa27 gennaio 2013
ricordi sullo sfondo naturale dei campi, che toccano il cuore... b r a v a
lucio lucentini28 gennaio 2013
Molto bella la poesia che corre in un fraseggio di emozioni e ti conduce per mano, merito dell'autore. Perfetto il domino delle parole. Splendida la chiusa poetica.


