La vecchia casa
Quel giorno ho rivisto la mia casa
tanti anni dopo.
La lasciai ancora ragazzo
come si lascia un regno.
L'ho ritrovata scolorita,
misera, deserta.
Erba selvatica
sulle strisce di terra,
tra pietra e pietra del selciato.
Non più la vecchia porta
come non più il tempo,
forse esiste altrove
ciò che lasciai per sempre.
Ho sentito dentro me come una voce:
forse l'amaro rimpianto della terra
lasciata un dì per essere me stesso.
Fitta scende una sottile pioggia
ma non m'accorgo
e me ne sto a pensare
su un libro aperto che non vedo...
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L'autore
Pino Tota
Non sono nato in un mondo morto. I miei occhi non si sono mai stancati di guardare la bellezza del mondo visibile, né c’è stata una fine alla suprema meraviglia...(TAGORE)
Commenti (2)
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EmiliaGuerra2 febbraio 2013
sento la nostalgia nei versi accorati, di chi da tempo ha lasciato la propria casa paterna per un futuro diverso, ma ciò che ritrova è soltanto un rudere, complimenti, condivido, ma spero che quel rudere si possa ricostruire, lasciamo aperta la speranza
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tiziana rosella6 febbraio 2013
è molto bella questa poesia con i ricordi che restano nel cuore e non vanno via anche se il tempo passa basta poco e si presentano dentro noi vivi più che mai. Complimenti.

