Dopo quel giorno
Omero Sala
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Dopo quel giorno di convinti addii
e di imbarazzi strani,
non abbiam più saputo combinare
nemmeno un innocente incontro
noi,
...
noi che eravamo ansiosi di vederci,
e indivisibili,
e sempre lì a cercarci con le mani,
smaniosi,
o a fare il gioco un po’ cretino
delle telefonate a mezzanotte
col quell’eterno e inquieto “chiudi tu,
no tu, no tu, no tu, ...
no prima tu”.
Questa è la vita, sai,
e questo è quanto.
Ma oggi io ti penso.
E ben sapendo, sì, sapendo bene
che quel che dico ora
tu non potrai di certo
sentirlo mai, né leggerlo per sbaglio,
ti dico
che quella sera di imbarazzi strani
è stata in assoluto la più triste,
vista da qui,
la più triste e deprecabile fra mille.
Ti dico,
sapendo che il ridicolo è in agguato,
che ogni volta,
ogni volta che mi viene di pensarti
mi prende un’infantile tenerezza
triste, amara, grigia, sconsolata
e tanta pena lenta dentro cresce.
Ho la certezza di essere da allora
come il visconte dimezzato,
carente, monco,
povero,
incompleto.
Ti dico
che se sapessi che tu sei infelice
come lo sono io,
verrei da te,
ora,
domani,
fra cent’anni,
ieri.
Senza parlare ci ritroveremmo,
amore dolce,
e troverebbe il suo equilibrio l’universo.
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Omero Sala
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