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Morte 20 febbraio 2013 · lettura 1 min · 2109 letture

Impronte certe

EnzoL 618 poesie pubblicate
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Son quelle impronte, certe nei ritorni a casa, madre Quell'amore che s'interpone tra gli infissi della mia agonia, che mi spaventa. Quand'anco un solco in terra galoscia arricchito dal cielo Io resto nudo al vento, flirtando di freddi supplizi e spazi vuoti. E quando ho smesso di volere? Quando la fine è sopraggiunta con una spinta? Lasciando dietro la vita inviperita ad un passo dalla dannazione Come fosse morto il tempo degli arabeschi e di coriandoli sparsi, l'ombra ingiallita - muffa alle catene sui fiori marmorei della Tua tomba La certezza matematica d'uno squarcio cristallino, perfetto sopra i giunti cardanici ed arresi. Fiotti in rivoli giù, perpendicolari ed isterici lungo i muri della mia costernazione Oh è un dolore che non riconosco questo calore sopraggiunto. Questo amore non m'ama. M'è trappola
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immagine © Piotr Peterus

L'autore
EnzoL

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta

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Commenti (8)

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C

una poesia che ben esprime l'angoscia, di certo è che tutti dobbiano morire, ottimo testo, coinvolgente

Fiammetta Campione21 febbraio 2013

C'è sofferenza, molta, e si sente, è tangibile. La figura più significativa per ognuno di noi, la madre, può essere benigna e portatrice di felicità ed equilibrio, come può diventare "trappola" e condizionare l'intera esistenza. "questo amore non m'ama" sentita in modo particolare.

Patrizia Ensoli21 febbraio 2013

Trovo questi versi di una bellezza rara ci leggo finalmente una presa di coscienza e un ammissione... Non mi soffermo oltre nell'analizzarla, perché solo il poeta sa ma ribadisco che arrivano con tutto il loro phatos e sentimento dolore e amore ... Splendida

Angela Fragiacomo21 febbraio 2013

nulla fa più male d'un amore non corrisposto quando poi non possa più esserlo in vita, in una vita falciata irrimediabilmente da quell'evento, che ha tolto ogni possibilità futura ogni spiegazione che sia spiegazione, ogni redenzione, ogni ritorno c'è rabbia e dolore, in un amore che resta appeso ai cardini del tempo terreno, in sospensione senza soluzione un'attesa che si autoalimenta nella sua stessa impossibile soddisfazione * "quando ho smesso di volere?"

Laura Maira21 febbraio 2013

Ci sono dolori che restano per sempre e si nutrono di se stessi senza avere modo di trovare una via d'uscita; la costernazione è lo sgomento di non capire ancora, non accettare che non ci sia stato amore là dove avrebbe dovuto esserci, ingenuità spezzata dell'anima. Eppure è reale, da quella fonte sacra non si è bevuto Amore, il vuoto non sarà mai colmato. Nemmeno il tradimento. Grande lirica, profonda, vera, elaborata da un tormento vero... Toccante e molto condivisa.

carla composto22 febbraio 2013

soffermarsi su certezze forti... agoscia dolore costernazione lirica intensa sentia da leggere più volte... tanto è ben scritta

Rita Stanzione22 febbraio 2013

Angoscia, presa di coscienza dei limiti. Vita/morte come madre e poi trappola. Forse la morte è quella madre opposta, che ci aspetta alla fine? (non interpreto la poesia, solo partendo da essa, oso con mie impressioni) Opera di grande spessore, tutta, con una chiusa che uccide!

Clara Gismondi22 febbraio 2013

Bellissima opera in versi. Il pericolo che il dolore ci tolga la nostra umanità e la voglia di tentare, il volere... che è tutto! L'amore, difficile cosa!