Incantesimo di pioggia

Non sono nato in un mondo morto. I miei occhi non si sono mai stancati di guardare la bellezza del mondo visibile, né c’è stata una fine alla suprema meraviglia...(TAGORE)
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Belle le immagini, ben descritte in questo particolare incantesimo di pioggia. Soffocati sono i sentimenti, più evidente l'angoscia... lenti i battiti del cuore come il tempo. Ben stilata. Apprezzata!!!
Tutto sembra ovattarsi in quest'atmosfera un po' onirica, un paesaggio visto dal finestrino di un treno a ritroso, dove i ricordi appaiono e svaniscono tra il fumo di una sigaretta, unica compagna stretta tra le dita infreddolite, lasciando il sapore amaro di una vita che fugge mentre noi restiamo immobili nell'attesa di una goccia, o forse di una lacrima. Amara e malinconica lirica che con sapienti pennellate in bianco e nero l'autore dipinge su una pergamena.
Come spettatore, immerso nel silenzio, l'autore osserva"quel vento che scompiglia/capelli e foglie",quasi come se volesse confessarci un pensiero che attanaglia la mente, un pensiero a lui caro, di quel suo pensare, mentre l'arrivo della pioggia è imminente. Una pioggia, metaforica, direi, dove se ne riesce a comprendere il significato profondo, là dove anche il rumore delle foglie e dei rami degli alti cipressi "chiudono nell'ombra il dolore"nell'attesa, forse di un nuovo giorno o di una nuova luce che illumini i propri giorni. Una poesia che fa riflettere, che sa di introspezione profonda, che sa di attesa, si, ma anche di speranza, perché la pioggia stempererà"i sapori"e quel che dei ricordi fa male, sbiadendoli e nutrendoli di nuove gioie.
Molto bella questa lirica, affascina il lettore catapultandolo al centro di una tridimensionalità, ove nel sacro luogo di una giornata uggiosa, la mente impressiona scenari di vita contemplativa. Vita come un'eterna bufera, dalla quale si cerca metaforicamente di disperdere nella pioggia i copiosi pianti.



