Plagio
Le nubi plagiate
da venti che palpano
gli imeni concedono
a turgidi lampi.
Le dita stordite
da aromi che svampano
le porte spalancano
di accessi proibiti.
I pensieri ora gridano
gli indicibili gemiti,
le braccia sollevano
poi fan ricadere.
Come grinfie che dragano
gli abissi sommersi
che fiondano in cielo
e risprofondano in mare.
Poi trasuda calore
il petto che preme
e al palpito folle
risucchia la rima
Come i raggi di sole
in mattine serene
che baciando corolle
ne risucchian la brina.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!