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Morte 25 marzo 2013 · lettura 1 min · 2035 letture

Flebili Digiuni

EnzoL 618 poesie pubblicate
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Oggi non ci sono nuvole e la mia sera suona serena, in quei ciliegi d'ombra la lontana via snoda leggera Ma ancor m'accompagna la melodia, mentre il piano stride ed indugia su passi d'avorio antico - la tua nenia. Ed il Bianco, un bianco d'addio. Che lo si potrebbe definire Madre, se nelle grazie sfiorite - le mie mani consunte, ti cercassero ancora Una carezza, tanto infine sembrò meraviglia. E degli occhi, l'odor di cipria sulle tue ciglia. Che mi si sventra il cuore ancora nella tua materna beatitudine. No, proprio non posso mentire alla rincorsa di questi rimorsi. Ché d'ogni tentativo s'annega lo slancio come flebili digiuni E proprio no. Proprio non posso scordare il tuo orrido, orrido amore di Madre
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Immagine di © Frederik Lieberath

L'autore
EnzoL

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta

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Commenti (10)

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splendida e dolorosa, limpida e densa come un veleno ...

Pierangela Fleri25 marzo 2013

Amara e cruda, dolorosa come lo è un affetto mancato. La tua penna è sempre originale e incisiva

carla composto26 marzo 2013

straziante nel ricordo di un abbandono forzso... nel non voler accettare un dolore fatto di rimorsi... lirica di spessore

Rita Stanzione27 marzo 2013

Una lei madre, che toglie... e lascia annegare nel digiuno... versi emozionanti di vera classe, trovo eccezionale la terza strofa

Fiammetta Campione27 marzo 2013

Difficile districarsi, trovare un equilibrio, un punto d'incontro tra la sofferenza di figlio e i rimorsi, i sensi di colpa... difficile congedarsi dalla figura di madre, sia pure imperfetta e dispensatrice di frustrazioni... arrivano forti le emozioni di cui sono carichi questi versi. Un inchino

Annamaria Barone28 marzo 2013

forse solo quel Bianco, forse solo quell'odor di cipria sulle palpebre chiuse, forse solo il flebile canto di un cuore ferito potranno portare requie, è qualcosa che assomiglia alla pace, perché la morte non azzera, mai. Semmai lascia l'incompiuto di un tempo spezzato.

Giacomo Scimonelli31 marzo 2013

un dolore che arriva dritto al cuore del lettore... incisiva come tutte le opere di questo Autore tra i più attenti alla forma e al messaggio di ogni Poesia... condivido ed apprezzo come tutte le opere già lette in precedenza... complimenti

nemesiel1 aprile 2013

Un incipit dolcemente melanconico ma che ha già in sè un sentore quasi foscoliano della sera... poi tutto si snoda fra ricordi e rimorsi, come quei tocchi su una tastiera. La Morte non aleggia sui versi, li domina... e quella madre è lei. Interpretazione troppo personale? ...Forse... ma un opera d'arte non appartiene mai all'autore ma al fruitore e questi versi lo sono un'opera d'arte.

Antonio Biancolillo1 aprile 2013

La sento quella melodia della notte lamentare i suoi tasti…dietro quella porta proibita la maschera di carezze …disegnata nelle attese mancate…un gioco di versi tra ricordi sofferti … imperfette carezze…sensi di colpa…con cui l’Autore…abilmente …ha saputo dipingere e trasmettere immagini di classe… Una lirica che si fa apprezzare…

h
hy ju2 aprile 2013

Lutto infinito... morte senza requie... Un dolore interminabile come una musica distruttiva che perpetua riecheggia anche quando il cielo è senza una nuvola.