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Sociale 25 aprile 2013 · lettura 1 min · 985 letture

Venti. Cinque. Aprile

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Daniele Locchi 124 poesie pubblicate
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Dimmi di quella notte scolpita alla canna del fucile di un fazzoletto rosso per dire no alla morte al collo stretto come la fune che ti aspettava nel cortile Dimmi degli occhi di tua madre delle preghiere della rabbia della disperazione di quell’abbraccio stretto di quelle scarpe in più che babbo tanto non portava Di quelle urla e degli spari delle camicie insanguinate delle corse dentro ai boschi di quel momento strano quando nel fondo di due occhi chiari la nebbia dell’oblio ti ha fatto sentire Dio Dei giorni senza notte di notti senza luna di grida e balli per la fine dell’ultima avventura Ora che più non sei e un bimbo ha il nome tuo scolpito dentro l’anima del tempo un sacerdote in clergyman ci chiama a messa senza saper più ricordare da quale demone ci hai liberato.
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Daniele Locchi
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Commenti (4)

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Emanuele Martina25 aprile 2013

splendido rivivere attraverso questi versi, le emozioni e le paure di quei giorni, ragazzi che temevano la morte, ma temerari sono andati incontro al male, per la semplice voglia di libertà, complimenti

Uno splendido poetare per rimembrare eventi stravolgenti che rimangono impressi nel passato di chi l'ha vissuto e scuotono le menti dei presenti. Molto apprezzata.

Laura Impellizzieri25 aprile 2013

Un pezzo di storia da non dimenticare. Bellissima...

Francesco Rossi25 aprile 2013

Combattenti per la libertà, poesia di alto contenuto morale verseggiata mirabilmente.