Venti. Cinque. Aprile

Dimmi di quella notte
scolpita alla canna del fucile
di un fazzoletto rosso
per dire no alla morte
al collo stretto come la fune
che ti aspettava nel cortile
Dimmi degli occhi di tua madre
delle preghiere della rabbia
della disperazione
di quell’abbraccio stretto
di quelle scarpe in più
che babbo tanto non portava
Di quelle urla e degli spari
delle camicie insanguinate
delle corse dentro ai boschi
di quel momento strano
quando nel fondo di due occhi chiari
la nebbia dell’oblio
ti ha fatto sentire Dio
Dei giorni senza notte
di notti senza luna
di grida e balli
per la fine dell’ultima avventura
Ora che più non sei
e un bimbo ha il nome tuo
scolpito dentro l’anima del tempo
un sacerdote in clergyman
ci chiama a messa
senza saper più ricordare
da quale demone ci hai liberato.
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Commenti (4)
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Emanuele Martina25 aprile 2013
splendido rivivere attraverso questi versi, le emozioni e le paure di quei giorni, ragazzi che temevano la morte, ma temerari sono andati incontro al male, per la semplice voglia di libertà, complimenti
Maria Rita Scasciafratti25 aprile 2013
Uno splendido poetare per rimembrare eventi stravolgenti che rimangono impressi nel passato di chi l'ha vissuto e scuotono le menti dei presenti. Molto apprezzata.
Laura Impellizzieri25 aprile 2013
Un pezzo di storia da non dimenticare. Bellissima...
Francesco Rossi25 aprile 2013
Combattenti per la libertà, poesia di alto contenuto morale verseggiata mirabilmente.



