Poemetto: Una stagione d'Inferno
Eccomi al capolinea.
Di nuovo incombono molteplici fardelli,
ma non si è mai abbastanza penato per essere odiati, calpestati…
oh giustizia senza regole, chi sono io? Se non me stessa, in pasto all’umanità,
alla stregua di bugiardi infami e balordi che per tempo han trascinato l’anima mia
in una pena incrostata dura per tutta questa stagione d’inferno?
Come può, l’essere, così tanto denominato poeta, in codesta magra coscienza
dove vi albergano spocchiosi e frustrati dalle loro menti artificiose farsi tanto grande? Povera miseria…
Oh satana, che mi istighi dagli inferi più neri di zolfo e rame acido, e osi così tanto svuotare l’anima mia…satana che pena, eppur non son mai stanca di prendermi a schiaffi per evitarti…
Il flagello ha colto come un uragano anche l’ultima margherita, d’animo immacolato,
insanguinata dal potere, ora s’abbatte si piega… e muore.
Chi sono io miseria infame?
Oh avanza spreco comune, farsa continua sulle bocche dei letterati.
False sgualdrine di falsi mestieri, NON MI AVRETE MAI!!!
Mi conosco?
Fuori da qui, da questo minimo perimetro, fuori da questo corpo, dove scorgo la mia anima volare
su fogli di plastica e veleno, non esiste somiglianza ultraterrena dove ogni uomo dovrebbe rispecchiarsi verso le leggi divine.
Così, Io SONO, prima di tutto, l’ESSERE.
la mia poesia è volata al cielo…
Io non rispondo più di me,
esco da questa lunga stagione oziosa
e riprendo a far cigolare la penna, in segreto.
Stop. ultime parole.
©
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