La diga
Rimane la scia sulla pelle
dove passando tu l’hai sfiorata
cosi come lascian le stelle
le virgole accese della loro caduta.
Vibrano ai limiti i nervi
tesi sull’arco dell’emozione
in faretra hai ancora dei dardi
con le loro punte intrise nella passione.
Ripercorri con umide labbra
il già noto sentiero lastricato di gemiti
tastando con morbida lingua
che s’inturgidisce se incontra fremiti.
Come l’andirivieni palpitato dal mare
scaraventi i tuoi colpi frantumando i respiri
poi soffice li vai a ricercare
e spalancando le mani ne draghi i sospiri.
Dividi e rimescoli umori
mentre impazzisce lo scorrer di vene
invadente come acqua nei fori
incrina la diga che più nulla trattiene.
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Commenti (1)
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andrea ristori23 maggio 2013
complimenti per la poesia così coinvolgente e per la biografia!