Mio malgrado
Massimiliano Moresco
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Aspetto ma non smetto
di sfavolizzare favole
ridurre l'insegnamento
a improduttivo basamento
mendicare l'accettazione
disonorare la falce e la martellazione
appiccare il braccio teso... al fuoco,
assieme alla celtica ma senza croce.
Tempi duri si prospettano all'imbrunire
sono luoghi di folleggiante alienazione
ove si soggiace a deliranti pillole
-onestamente si sta meglio senza-
perlomeno, non incagliamoci in futili parole.
Pensa compagno
pensa ai sistemi umani
quante parole hanno solcato l'esistenza
quante ruote hanno offeso ogni resistenza
quanto sangue e nervi
pullulano di energia
nella ciclica biologia
che sazia desideri
di una vita che si avvita
in paradossali ritualità ossimoriche.
Eppure, vorrei aver perdonato anch'io il figliol prodigo
si trova in una tetra barca oscura
vaga, perso nell'Iliade alla ricerca del sé
trova a stento il bel conforto
inseguendo qualche maschera brulé;
s'affanna e sbuffa nella perdizione
sragiona per perdonare le sue mancanze
e si aggira con l'ombra sulle spalle,
dicono sia cosa da poco,
ma è scimmia che stringe un giogo
riesce a far tremare cuori impavidi
a rendere sorrisi e visi pallidi
e poi, le mezze stagioni lì non sussistono
e il tormento è caldo o freddo
-non si trova più conforto-
lui non trova parola di conforto
nel suo agonizzante errare.
©
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L'autore
Massimiliano Moresco
Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
Commenti (1)
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Francesco Rossi31 maggio 2013
Massimiliano riesce a imprimere nelle sue composizioni poetiche quella sofferenza che è la comune denominatrice per molti aspetti di una vasta area di pensiero che oggi man mano che si procede verso l'incertezza trova in questa riflessione un punto di partenza, forse anche di non ritorno, ma comunque un confronto continuo con le realtà che spesso non appaiono chiare e si nutrono di un retroterra culturale che esprime disagio.

