Il melo

Il melo di tutti...
ha le radici ammalate
s'ammaccan con urti
nel contorcersi disorientate.
Non c'è più chi accarezza i germogli
come faceva la primavera
e nemmeno chi rimbocca i pistilli
quando i suoi fiori si chiudon la sera.
Dai suoi rami la resina piange
e ungendo s'appiccica al rosso Sovrano
che con morsa il suo tronco stringe,
ne ruba la linfa poi si lava la mano.
Si insidia il lurido verme
sbavando veleno nella polpa del frutto
all'esterno ne sublima le forme
ma là, dove sbucci, dal marcio è distrutto.
Sradichiamolo!
Poi rinterriamolo insieme
dentro una serra dai parassiti pulita.
Annaffiamolo, con le lacrime pure
di chi per l'Altissimo darebbe la vita.
Non servono stendardi o coraggio
perché il vero amore non si deve ostentare,
a tutti il sole, offre umile il raggio
e se esci dall'ombra, riscalda anche il tuo cuore.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
S
Stefano Medel5 giugno 2013
ottima, ecologica, naturalistica, molto sensibile, piaciuta
Jura5 giugno 2013
mi pare di cogliere un riferimento morale che supera l'aspetto naturalistico in sé e richiama alla responsabilità civile di ogni essere umano. Molto bella!
