I
Ego videns amicum
“Amitte flere, Simon,
et cana mecum bona!”
Dixi lentus et anxius,
ergo audiendo statim
ille sic incipiebat
pellens suas lacrimas
“Mihi sunt multos ludos
et habeo intellectum
cogitantem integrum.
Alexi hoc habeo solum
Et videtur non satis.”
“Simon amice mihi,
non omnibus hoc datur,
non paulum, tamen etiam
alia tibi est cananda
deinde cessa dicere
et incipe canare!
Aspice recte in te
et sic clare videbis”
Is oculos languidos
sustulit ex profundo,
erigit erga me
canando nova voce
“Sum homo rectus, bonus
atque plaenus patientia.
Amo bona mala odi
facienda igitur cerno.
In me ipsum infunditur
temperantia maxima.”
“Bene, noli ergo flere”
Ego sic dixi ei tandem.
TRADUZIONE
Io, vedendo un amico
"Smetti di piangere Simone,
e canta con me le cose buone!"
dissi lento e ansioso;
quindi avendo sentito
lui iniziò così
respingendo le lacrime
"Ho molti diletti
e un intelletto sano
che pensa.
Ho questo solamente, Alessio,
e non mi sembra abbastanza."
"Simone, amico mio,
ciò non è dato a tutti,
non è poco, comunque
devi intonare anche altre cose
quindi smetti di parlare
e inizia a cantare!
Guarda correttamente dentro te
e lo vedrai chiaramente"
Lui alzò gli occhi
languidi dal'abisso
e li portò su di me
cantando con una nuova voce
"Sono un uomo buono, onesto
e pieno di pazienza.
Amo le cose buone e odio quelle cattive,
e distinguo quindi le cose da farsi.
In me stesso è infusa
una grandissima temperanza"
"Bene, non piangere allora!"
Gli dissi alla fine.
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