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Amore 25 giugno 2013 · lettura 1 min · 6095 letture

Al passaggio d'una lacrima

Rita Minniti 1106 poesie pubblicate
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Eri nel mio sentire e poi svanivi, come sole dietro la collina. Come ricordo d’un campanello suonare a vuoto, in quel mentre del quando si zittivano pretese discordanti in bolle di sapone. Con occhi spenti guardavo nello specchio d’una vetrina, se fosse stato il bianco ad accompagnarmi, o se inciampando fosse tutto nero. O se nel mezzo della malinconia ritrovavo il volto della sera, scendere a valle, per non costringermi ad andargli incontro. Non c’erano che ombre affusolarsi e poi confondersi col fumo d’una sigaretta, tra mani che mi coprivano il viso per non guardarti al passaggio d’una lacrima, e piangerti ancora.
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Rita Minniti
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Commenti (6)

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D
Delinquente25 giugno 2013

Bella poesia che rimpiange un amore castello di sabbia

Daniela Pacelli25 giugno 2013

Bellissima, semntimento in versi che colorano la malinconia in dolci metafore. Quel coprirsi il viso con le mani per non guardare e piangere ancora, alla vista d'un amore che fugge via come il vento, quel sentire e poi svanire che lacera il cuore. Stupenda come sempre

EmiliaGuerra25 giugno 2013

i versi sono dolcissimi e malinconici allo stesso momento, molto ben costruita con il contrasto degli aggettivi : il bianco e il nero che rendono bene l'idea della sofferenza

carla composto25 giugno 2013

intensa lirica in versi maliconici per un amore perso... ma ancora sognato ... belle metafore che inpreziosiscno ancor di più la poesia...

Anna Maria Scamarda26 giugno 2013

Emozionante l'espressività dei versi. In particolare, mi colpisce la seconda strofe... quella sensazione "d'un campanello suonato a vuoto, in quel mentre del quando si zittivano pretese discordanti come bolle di sapone". Ed ancora: "quegli occhi spenti che guardano una vetrina e si chiedono se ad accompagnarli fosse stato solo il bianco o, inciampando, tutto il nero...". La prima cosa che mi viene da pensare è il pericolo scampato di una storia, i cui chiari presupposti espressi sensibilmente dall'autrice, lasciano immaginare l'infelice epilogo di due anime che non si riconoscono in quelle importanti affinità di pensiero, dalle quali, spesso, nasce il Vero Amore. E da Lui stesso, se le trova degne, come dice il Grande Gibran, sono guidate.

Sara Acireale26 giugno 2013

Una malinconica nostalgia per un amore perduto ma rimasto ancora dentro al cuore come un ricordo indelebile. È difficile potere dimenticare un amore che ci ha fatto sognare, che ci ha fatto volare verso cieli limpidi e trapunti di stelle. Era un periodo magico, la luna danzava di gioia, le stelle cantavano una serenata dolcissima e tutto il creato gioiva per questo amore. Adesso tutto è finito e "per non guardarti delle mani coprivano il mio viso mentre scendeva una lacrima"...Molto pathos e tristezza leggo in questi versi ma col tempo il dolore si attenuerà, la lacrima scivolerà via per lasciare posto al sorriso di un amore...