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Riflessioni 17 luglio 2013 · lettura 1 min · 2351 letture

Così, tanto per parlare

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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Qualcuno mi saprà mai dire Come si possa salire Sul carro del vincitore quando non si conserva un briciolo d'amore. E quante parole gettate ai bordi Dello spirito, oserei dire, Dire e fare non necessariamente contemplano il baciare. "Nell'ordine costituito si spintonano Per accaparrarsi frammenti di visibilità, Allorché la disperazione regna nel ricettacolo sociale La deflagrazione sale in un ellittica a spirale." Oserei dire ma non dico Perché si divaricano le ugole Si infiammano le corde Se colui- che- deve- recepire Non si fa diaframma... Ed è pure un dramma da considerare Quante parole gettate al mare Quante opinioni così per parlare Che bisogna sopportare. Anche i muri sono sordi E sordidi sono i sorrisi Che attanagliano come calamite Seducendo stropicciati occhi In consunti visi.
#Bocca#Filosofia#Rabbia#Desiderio#Solitudine
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L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (6)

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Giovanni Chianese17 luglio 2013

Molto profonda è questa riflessione sul parlare tanto per parlare, non per fare, ovvero per farsi bello. Il parlare può far vincere il trono, è cosa semplice per chi è diplomatico abile, la questione subentra quando, il parlare, non servirà più per rimanere a galla. Ancor più vergognoso è il mettersi in evidenza con l'eloquenza, sgomitando tra i contendenti al podio. E ancor più senza senso è il parlare senza eco, parole buttate al vento. Si parla tanto e troppo in quei salotti dell'assuefatto perbenismo, è comodo mettere sul ring opinioni a confronto per approfittare sull'altrui vicenda. Siamo stanchi del sentire, assordati e assuefatti da discorsi con pareri e strapareri assurdi. Apprezzata molto, stimata la forma e l'originalita.

Berta Biagini18 luglio 2013

“Oserei dire, ma non dico” – sembra di vederlo l’autore trattenere a stento, mordendosi la lingua, parole che sicuramente farebbero scintille. Sofferenza in versi nei quali riflettere è sempre troppo poco. Arriverà il giorno ...!

Paola Galli18 luglio 2013

...la parola è un gran dono e direi che è forse l'unico luogo dove si può trovare un po' di libertà!! ma si perdono le parole, muoiono in gola quando si sa che a nulla servirebbero!!ed in quel caso è repressa la rabbia che ci farebbe urlare invece fino a divaricar le ugole!! diviene veleno invece la parola quando è usata con abilità per scopi ben precisi, quando è ipocrita, quando è falsamente risolutrice, quando no viene dall'anima ma è usata e sfruttata in maniera calcolata e subdola, tanto per non schiodar dal trono!! veramente una riflessione condivisa!!

Grazia La Gatta18 luglio 2013

Una poesia di riflessione molto bella e, come sempre, ben stilata dall'autore Moresco su di un tema, a me, molto caro. Quante parole inutili gettate al vento che, a volte, rimangono sospese per aria non sapendo dove andare a parare. Frutto di un'umanità frivola e superficiale. Lirica molto condivisa. Complimenti

Jibi18 luglio 2013

Si parla tanto per parlare, titola l’Autore. Vero!… Si parla tanto, troppo. E sempre più del dovuto, in modo artificiale e artificioso. Sono d’accordissimo con Paola quando dice che la parola è forse l’unica libertà che ci è rimasta. Ma quando non rinvia ad alcuna realtà, perché vuota, si disperde nel vento o si frantuma al suolo senza neppure l’eco, risultando più inaffidabile e falsa che mai. Apprezzata e condivisa…Chapeau!

m
mollimra18 luglio 2013

Quante parole dette per incantare, per ingannare un'eloquenza subdola e vorace per chi ingenuamente invece tace