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Riflessioni 19 luglio 2013 · lettura 1 min · 2384 letture

Ho visto

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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Ho visto sorrisi, recisi Come gigli nei loro accoglienti giacigli. Ho visto rose scabrose Accomiatarsi nell'atroce Per saziare l'accusa In nome di un bene confuso. Ho visto lo scalpore di un impronta Lo scalpo di un anima Che ha perso la sua luce gioconda. Ho visto affogare in fiumi, In pozze d'acqua, In mari prosciugati Anime di seta Per mancanza di senso. Ho visto me, Un paradosso dell'esserci Divaricare le mie congiunture morali Liberarmi dalle necessità Di crearmi un nemico Ed essere amico Di tutti i Me Che ho provato ad essere. "Evaporare le mille proiezioni Annichilisce stille di rugiada, Restituendo stelle d'emozioni Incastonate in una verde giada."
#Filosofia#Donna#Giglio#Libertà#Coraggio
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La necessità del capro espiatorio sembra essere comune e trasversale ad ogni società affacciatasi  lungo l'arco della storia. Quando una comunità di persone accumula una quantità enorme di "negatività", individua generalmente  un soggetto o un gruppo di individui, introiettando loro tutto il male della comunità. Quindi sembrerebbe essere, per certi versi, una funzione positiva per il bene di tutta una circoscritta popolazione. Ovviamente non per coloro oggetto di tali attenzioni il quale generalmente sono individui che hanno ben poco a che fare con questi sentimenti o con tali "colpe"...

L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (1)

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Francesco Rossi19 luglio 2013

Il colpevole o l'elemento da prendere sotto mira è sempre esistito; occorre fare attenzione che questa trasversalità oggi ancor più che ieri viene vissuta e sentita in modo verticale ossia dal basso verso l'alto cogliendo tutti i rimasugli di quello che di importante o meno il soggetto in questione diventa il capro espiatorio per nascondere questa verticalità che a volte vine in maniera del tutto volontaria rimandata al mittente. Credo che in questi versi ci sia una disamina da parte dell'autore che affronta l'argomento da un punto di vista storico filosofico.