'68 (le porte aperte)
Avevamo un vestito solo
forse era per non perdersi di vista
sotto, ognuno era solo.
Non aprivamo mai tutte le porte.
Faceva freddo per le strade
così era più caldo abbracciarsi.
O forse era più facile correre
inseguiti dai latrati fatti sirene
e dagli spruzzi di un idrante gigantesco.
E quando scappavamo, scappavamo
forse più da noi stessi che da quei mostri.
Ma se lo facevamo, era per tenere le porte aperte,
per non lasciare che dentro ciascuna di quelle case
forse pulite, forse scivolose di cera,
qualcuno si sentisse prigioniero
delle pallide pareti della sua cameretta
All’aria aperta per le strade luccicanti
urlavamo aprite, aprite le porte!
Ma troppo spesso
dall’altra parte dell’uscio
soltanto silenzio.
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Commenti (1)
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Salvatore Ambrosino15 aprile 2007
, hai descritto a meraviglia un periodo della nostra storia, io non l'ho vissuta ma con questa tua poesia che ti scivola sulla pelle, sento e vedo ragazzi che urlavamo aprite, aprite le porte!
