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Sociale 15 aprile 2007 · lettura 1 min · 1126 letture

'68 (le porte aperte)

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Daniele Locchi 124 poesie pubblicate
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Avevamo un vestito solo forse era per non perdersi di vista sotto, ognuno era solo. Non aprivamo mai tutte le porte. Faceva freddo per le strade così era più caldo abbracciarsi. O forse era più facile correre inseguiti dai latrati fatti sirene e dagli spruzzi di un idrante gigantesco. E quando scappavamo, scappavamo forse più da noi stessi che da quei mostri. Ma se lo facevamo, era per tenere le porte aperte, per non lasciare che dentro ciascuna di quelle case forse pulite, forse scivolose di cera, qualcuno si sentisse prigioniero delle pallide pareti della sua cameretta All’aria aperta per le strade luccicanti urlavamo aprite, aprite le porte! Ma troppo spesso dall’altra parte dell’uscio soltanto silenzio.
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Commenti (1)

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Salvatore Ambrosino15 aprile 2007

, hai descritto a meraviglia un periodo della nostra storia, io non l'ho vissuta ma con questa tua poesia che ti scivola sulla pelle, sento e vedo ragazzi che urlavamo aprite, aprite le porte!