L'angelo e il perduto amore

Un giorno un angelo
geloso di una mortale,
partì senza far ritorno,
vinto da un amore fatale.
Discese dalle stelle celesti
argentato come la luna
e le sue angeliche vesti
abbandonò, una ad una.
Quando arrivò all’ultima
- al suo corpo incatenata -
sbattè le ali con forza,
ma era come impigliata.
Più cercava di strapparla via,
più gli si avvolgeva intorno,
e prese a brillare come una scia
di riflessi di mare in pieno giorno.
Con quel nodo stretto al cuore,
più tirava, più provava dolore;
così l’angelo più non volava,
e urlava con le mani sul petto.
Finché, con la morte nel cuore
si fermò e guardò in alto lassù
dove l’occhio si perde nel blu
e vide infine il suo grande amore.
Era la più splendida delle stelle
e così innamorata, che da lui
era inseparabile, come
un segno indelebile sulla pelle.
Egli comprese allora il suo errore:
era un angelo colei che amava;
cessò il suo pianto di cupo dolore,
mentre lei lo aspettava a braccia tese.
Fu così che l’angelo caduto
risalì in fretta nel cielo infinito,
sulla vetta di un mondo impazzito,
dal suo amore perduto quel dì.
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