Il Rintocco delle Lampare

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta
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profonda riflessione di uno status in cui si vive ... un adeguarsi ad un vivere stonato ... che in sincronia si adegua a noi... versi apprezzati questo é ciò che mi é arrivato...
Appare il diario di una notte in bianco... una notte che sembra ripetersi, con tutto il fardello dei dubbi e dei perché di una vita... di ciò che è stato e di ciò che non è... Complessa, faticosa... ed una chiusa che è straordinariamente sussurrata rispetto al codice dell'intera poesia.
graffiante, fra le indecisioni e i dubbi al veleno di una notte da vivere... o da morire. A p p a g a n t e
Mi colpisce molto la quarta strofa sia per la bellezza sia perché credo sia un po la chiave della poesia. È come se l'autore intendesse comunicare l'assoluta incomunicabilità (che poi riguarda una problematica dell'uomo moderno) col mondo esterno, in quanto, per tutta una serie di concause, egli escludesse il mondo per mezzo di una corazza (il guscio di noce). Tuttavia questa protezione dal mondo esterno, seppur protezione, diventa una limitazione in quanto il mancato scambio "d'energie" con l'esterno svuota di senso l'esistenza prosciugando, di conseguenza, la vera essenza delluomo. Essenza che ha quindi bisogno dello specchio dell'altro per potersi riconoscere.
"Ché dopo il guscio noce/ e la sua dura perversione/il triste vuoto..." e "Il declinare contorto delle gioia" Passaggi di un'intensità estrema... letta, riletta e trasportata. Piaciutissima. La lotta con se stessi, la lotta con la vita...
La difficoltà di affrontare la vita giorno dopo giorno, il bisogno di guardarsi dentro e di guardare indietro, sensazioni che la notte acuisce all'ennesima potenza... una lirica da leggere più volte, sofferta, vissuta. La chiusa è straordinaria.






