Stelle d'oltremare

Esala il vento
nel diritto sacro del respiro
verso agitate nebbie
speranze cucite coi miraggi
solcando a braccia gorghi disperati
Chi pagherà per primo
essere sordi
e ciechi
del tempo che si sciupa spigolando molliche d'aria
lavandosi le mani
nei paraocchi d'ogni giorno
Fuma, il ricordo del calore, libero ancestrale
nei vicoli di pietre fredde
sulle banchine lastricate di coraggio
affollate di dolore
lottando coi tramonti traversati
A chi dire addio
se manca il tempo
se il primo e l'ultimo si tengono per mano
in cerchi fusi dal destino,
se il credo in un viaggio ai limiti del cielo
spreme gli occhi
rovistando macerie di cartone alla deriva
chinati
per non sentirne il peso
Grevi, più del marmo
custodi di silenzi irreversibili,
riaffiorano
inanimate stelle d'oltremare
brevi innocenze
per caso
asperse
di un unico colore.
©
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L'autore
Kiaraluna
Scrivere è nel mio DNA ,ho iniziato da bambina,qualche decennio fa.... traballando,senza una reale mèta,ma solo con la maturità ho imboccato la strada che sento appartenermi e più ancora di recente ho scoperto che "leggersi" a vicenda arricchisce molto e , che per poter suscitare emozioni, bisogna per primi averne res
Commenti (1)
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Francesco Scolaro5 ottobre 2013
Bella poesia nei cui versi si può leggere in filigrana il dramma dei profughi: donne uomini e soprattutto bambini che sbarcano sulle nostre coste; e quelle stelle marine sono lì a testimoniare il dramma, il dolore ed allo stesso tempo la rabbia per quello che si potrebbe fare per quegli esseri umani ed invece ci se ne lava le mani... Splendida

