Delle mie ore di Primavera

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta
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ed è questo dunque l'autunno? requie ed insieme agonia, rabbia e calma, odio senza rabbia, che forse placa la stagione delle piogge e dei culi freschi, forse placa l'ardore di notti di sudore e sospiri, forse. Dovè la luce dolce nel color di pece? dov'è la lucentezza ottenuta di smeriglio che graffia e buca e fa male? é un sibilo questa poesia, a denti stretti, digrignati, a far scintille, ad attendere il... dolce autunno. Immensa
E'una maledizione verbale non di quelle ore ma del loro essere trascorse... Non v'è l'autunno dolce e d'oro... l'autunno sospirato è prossimo ma lucido come la pece. Non può essere solo consapevolezza, per quanto amara, del "non ritorno" del tempo... vi è qualcosa che lo travalica... forse paura di non saper più udire quel cinguettio divenuto gracile...
ci saranno altre primavere ed altri autunni... autunni che prevalicheranno la bella stagione in tutti i sensi... leggo metafore forti in questa lirica velata di rabbia...
Un testo un po' criptico, diverso dal solito verseggiare dell'autore, in cui sibila un qualcosa di sepolto, ma vivo, un dolore, un rumore, che tace, ma non vuol morire; intanto l'autunno, con le sue note accennate, dipinge di grigio le stagioni andate...
senza riuscir mai a dirsi se sia sollievo o tormento l'oblio...
questa lirica mi parla di disillusione, come un velo che cade e lascia gli occhi nudi a guardare cose che non volevano... di amarezza per una realtà diversa da quella sperata, di rimpianto per gli ingenui sorrisi inconsapevoli.





