Al di là dello stupore
Questo calpestato suolo, curvo in selva di asfodeli
folta che si espande ovunque, tra ciuffetti di gramigna
verdi e biancogialli fiori di campo fu, di crudeli
riti, il luogo innominato, dove altro ora non alligna
al di là dello stupore, che permane, immacolato.
Pure il sole (che dall’alto giù da basso alcun misfatto
quotidiano più nasconde) sfugge il sito di soppiatto,
senza strepito di luci, per non esservi immolato.
L’oblìo ha forma di delirio, prorompente di effusioni
floreali, di frescure non attese in notti estive
appese a grappoli muti di stelle e a subite emozioni
infiammate dall’incanto di uno sguardo, o da furtive,
trepide carezze al buio: rapidi, amorosi doni,
sparsi fuochi sulla neve, per scaldare chi ci vive.
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