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Natura 16 ottobre 2013 · lettura 1 min · 869 letture

Questo esistere inurbano

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marco saba 3 poesie pubblicate
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Rosso il legno scorticato del sughero su in Giara si protende verso l’acqua cheta dello stagno in tufo. Le libellule ronzanti tra le canne, in una gara descrivente traiettorie corte, come il tempo di uno sbuffo. Gli zoccoli dei cavalli bradi, calpestanti il suolo aspro, affollato di arbusti sempreverdi, avvinto stuolo di ginestre e rosmarini, di lentischi ed olivastri scampati alla furia cieca dei momenti più nefasti. Questo esistere inurbano dal respiro atemporale, nel suo incedere speciale sembra quasi che coinvolga l’ordine essenziale inscritto nelle cose: quel normale affaccendarsi di vite tese a un fine che si colga senza strappi, senza groppi, senza il troppo poi banale sotterfugio contro il dubbio. Chi poi cambia non si dolga.
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