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Riflessioni 4 novembre 2013 · lettura 1 min · 2189 letture

4 novembre 2011, Genova

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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Si sono spenti anche i lampi Quando il tumulto del cielo Rivoluzionava i suoi confini Per sfogare tutta la sua rabbia In un impeto che infieriva dai declivi. Era una libertà che mandava all'adila' Questa ansiosa libertà della natura, Capace di rapire l'umana autorità Riprendendosi i suoi spazi con premura. Si sono spenti preziosi cuori In quella innaturale gabbia Edificata, stratificata, da adoratori Di cemento e sabbia. Si sono accesi tanti fiori In ogni angolo della città A risaldare un patto coi dolori Grazie ad un austera, sotterranea civiltà.
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È una città sorniona Genova. I suoi abitanti sono spesso scontrosi ma, nelle difficoltà, si riuniscono per superare assieme grandi disastri. Nella fattispecie, i giorni successivi all'immane tragedia, moltissimi giovani si recarono nei luoghi del disastro per liberare strade e case da enormi quantità di fango. Mi sono ispirato al capolavoro di De Andrè "Dolce Nera".

L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (11)

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Antonella174 novembre 2013

Un vento benefico e libero come solo sa essere un vento impetuoso. Metafore splendide. Rifiorire come nuovi uomini liberi che vivono la loro vita pienamente. Una grande emozione leggerti

Carla Colombo4 novembre 2013

Molto triste, oggi commemoriamo il milite ignoto e qui aggiungerei quindi anche le innocenti vittime della ribellione della Natura, vittime sacrificali mandate allo sbaraglio da "comandanti" che non sanno prevedere lo straripante decorso di avvenimenti frettolosamente catalogati, tanto non sono loro a rischiare, non sanno fare il loro lavoro in tempo utile ma sanno piangere contriti molto bene, dopo. Grande lirica per non dimenticare

nemesiel4 novembre 2013

Tragedie annunciate. Fino a quando dovremo elencare i numeri di morti nelle varie catastrofi che si abbattono sul nostro paese, tutte figlie dell'interesse, dell'incuria, dello strapotere economico e dell'indifferenza? Fino a quando la solidarietà, l'empatia, la forza d'animo della gente comune dovrà o potrà sopperire all'incuria omicida di quelli che dovrebbero essere deputati alla difesa, alla crescita e al benessere della nazione? Da Genova a Lampedusa... passando per la Terrra dei fuochi... non vi sono più parole che possano bastare. Poesia che è insieme commemorazione, ricordo e accusa. Argomento che ci tocca tutti, da nord a sud. Dolore e solidarietà uniscono, parole vuote e pregiudizi tengono separati. Chiusa splendida

Catia Dinoni4 novembre 2013

Il popolo del fango... conosco bene, ebbene di questa gente si parla sempre molto poco eppure tanto e silenziosamente hanno fatto, arrotolato le maniche e spinto quelle mani nella fanghiglia, Genova come le 5 terre, Sarno, Val canale, tanti sono gli esempi che abbiamo sotto gli occhi..."Solidarietà" è una parola che noi italiani conosciamo bene, ma bisogna guardare un po più in la... dentro quella stanza dei bottoni dove devono essere create leggi a doc per la tutela dell'ambiente e a sua volta farle rispettare, il territorio va preservato l'incuria non è più tollerabile, viviamo in un paese tutto fragile e ad ogni minimo scossone siamo in emergenza. Apprezzato molto il tema trattato con profonda consapevolezza.

Rosita Bottigliero4 novembre 2013

conosco e so bene cosa sia successo quel giorno... le innumerevoli tragedie timaste in silenzio senza una ragione... quel giorno uno scenario di dolore... molto apprezzata

Riccardo Ruschetti4 novembre 2013

E' difficile per me poter commentare un simile tema senza rimanere emotivamente toccato essendo anch'io stato un "Angelo del Fango" (così ci chiamarono...) in quel dopo di un anno fà... Ragazzi, sì...tanti tanti... ma quante persone comuni seppero rimboccarsi le maniche... senza lacrime da voler spendere. In questo carattere così difficile da piegare si legge tanto dell'antica Repubblica che forgiò il nostro orgoglio di essere genovesi (pure i saraceni ed i pirati ci temevano...)! I problemi di Genova si conoscono, sono atavici, così stretta tra i monti ed il mare s'è voluto "rubare" a tutti i costi terra ove costruire là dove la Natura non ha voluto dare. Un meraviglioso sentire che, ripeto, non posso non sentire pure un po' mio.

Berta Biagini4 novembre 2013

Attualità che purtroppo continueremo a vivere se non vengono presi drastici provvedimenti. Parole si sprecano sempre, ma i fatti rimangono chiusi nell’armadio. Sentitissima.

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andrea ristori4 novembre 2013

La natura si ribella agli idolatri del denaro colpendo l'uomo, la sua illogica e sporca intelligenza, con austera severità; ciò che risalta in questi casi è che l'umanità non ne trae mai il semplice insegnamento così da perpetuare la sua ignominia. Io abito a Firenze dove proprio il 4 novembre del 1966 si è verificata una tragica alluvione, chissà se si tratta solamente di una coincidenza.

carla composto4 novembre 2013

ho un'amica di Genova, anzi più di un'amica e devo dire che lo é ancora dopo tanti anni é generosa ...sono persone speciali che sanno rimboccarsi le maniche all'occorrenza... complimenti bella lirica molto apprezzata

Francesco Rossi4 novembre 2013

Non modificare il naturale, cementificare con accortezza, poi l'imprevedibile ma anche l'umana risorsa di riemergere.

Giovanni Chianese5 novembre 2013

La natura è tanto generosa quanto ribelle, basta un dito a farle perdere l'equilibrio, tutto dipende dall'uomo a saper gestire i bracci di una bilancia che può degenerare da un momento all'altro. Diviene catapulta il sovrappeso di un piatto, parlo delle cosiddette nefandezze del genere umano, pronto a distruggere quanto più immacolato esista in natura. Ecco che poi questo magnifico verde parco non dimentica e non perdona chi lo affronta senza giudizio, crolla un patto di reciproco rispetto. Gli squilibri provocati dagli interessi di entità multinazionali fanno la loro parte a distruggere l'ambiente. Non si può dimenticare le tante tragedie che hanno cosparso di fango interi paesi per un lucrare incondizionato. Un bel poetare nella tragedia.