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Riflessioni 29 aprile 2007 · lettura 1 min · 1113 letture

Come Ulisse

L
Leo Callin 9 poesie pubblicate
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Astuto il sommo eroe tergiversava "sono odisseo, cioè non sono niente" così al gigante che lo sovrastava, guatandolo con aria prepotente. Acciò opinando, un dì, l'amico mio, al volgare "grand'uom" che gli parlava, tronfio e impettito come un semidio, sputando frasi fritte assieme a bava: "Io zio nessuno sono solamente, solo, cioè, na' capa 'e zì vicenzu, un pover'uom cascato tra la gente, o come dire caput sine censu; mi sento un bolso e asmatico sfessato, un ciuccio per tirare la carretta, calato dentro al mare sconfinato, di vil messeri e guappi da operetta... però al confronto tuo mi sento un sire, un Dante, un Giotto, un Albert, un Leonardo... e a te scurril carogna occorre dire pallon son di sterco e rozzo lardo... e poi quando rientro a casa mia, tra le persone e cose familiari, mollati tutti i guai fuori la via, resto un nababbo e artista senza pari..."
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Quanti e quali di questi ambiziosi caporali, per dirla alla Totò, con superstima di sé e pronti a farsi spazio sociale ben al di là dei loro meriti effettivi (spesso nulli) ed a spese d'altre persone invece di valore... s'incontrano nella vita!

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L'autore
Leo Callin
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Commenti (2)

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S
Stefano Toschi29 aprile 2007

Sei quartine di versi endecasillabi in rima alternata. Quindi per prima cosa un plauso per la metrica. La poesia è piacevole, con una vena di stizzito sarcasmo, ma l'eroismo del sentirsi ”un nababbo e artista senza pari” a casa propria è ben lontano, ahimè, da quello di Ulisse.

Franca Pistellato30 aprile 2007

Mi aggrego al plauso di Stefano. Ottima allegoria che, mutatis mutandis, ci interpella tutti.