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Fantasia 30 aprile 2007 · lettura 3 min · 1089 letture

L'assedio più lungo

O
Oliviero Angelo Fuina 233 poesie pubblicate
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Nuova mi appare la costa sassosa d'arida terra dagli alberi spogli dai forti venti marini, svestiti e l'orizzonte dei miei chiari monti stagliati nel cielo color del mare d'Itaca sono e più non conosco. Di Patria è mendace il mio ricordo: è forse questa un'isola spersa nell'acque per decenni che ho solcato? (Mai fidarsi dei marinai feaci forse golosi dei doni d'Alcinoo). Sono partito con manto regale faccio ritorno di stracci vestito, mendicante, nell'usurpata casa, di quei vent'anni rubati da guerra perdendo donna nel dubbio che sale per la vittoria di noi tutti achei. Qual è l'onore da Elena perso? Per quanti lutti nel gioco di dei ho perso figlio nei verdi suoi anni? Mai la realtà si confronti col sogno quando al risveglio ti trovi privato di tutta una vita per mari persa da riafferrare con mano straniera ancora usando quest'arma d'imbroglio. Lo sconosciuto Telemaco figlio conosce l'ordito del mio inganno la sempre amata Penelope sposa tengo a distanza nel fingermi altro. È vento di sale che bagna le gote o nel mio cuor si rivela dolore per un ritorno a lungo sognato e ritrovarmi da lei più distante? Come mai un bagliore di sospetto non rischiara stracci da mendicante, nella mia taciturna Penelope, da palesarle presenza di sposo spazzando nubi inquiete timorose? "Perché si rivela a tutti e non a me l'agognato sovrano nel ritorno? È forse sol maschile la vendetta O la fiducia s'è persa fra i mari? Nell'incredulità, implacabile, ostenterò inquietudine tacendo. Non posso perdonargli l'abbandono, m'assistano gli dei nella schermaglia testimoni del mio risentimento" Antioco dei Proci, la fiera più scaltra, sguardo le intreccia, talamo mirando e la mia sposa, pur sempre una donna, nel desiderio, annega il rimpianto? Dodici cerchi la freccia trapassa le sue sorelle mutilano membra, lavano ancelle quell'immondo sangue ma del mio regno non sono padrone se mi rifiuta, Penelope, sguardi. Torto ha subito, da mia dipartita seguendo l'onda dei miti immortali, m'aspetta ancora l'assedio più lungo per conquistare fiducia e il suo cuore varcando porte da lei spalancate. È vana la mia celebrata astuzia se non può far breccia nelle sue mura, mi spoglio, di eroe, delle mie gesta stivali d'avventura getto al vento per consegnarmi ancora il suo re scalzo.
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Mi sono sempre chiesto come Penelope non possa aver riconosciuto il suo sposo Ulisse soltanto perchè vestito come un mendicante. Questa la mia risposta immaginata.

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L'autore
Oliviero Angelo Fuina
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Commenti (8)

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A
Almina30 aprile 2007

Tanto l’aspettò... che anche se sospettava non osava credere che fosse lui... Io così avevo pensato! Ma dopo aver letto questa lirica... la penso come te... e menomale che son donna! !

Franca Pistellato30 aprile 2007

Vero poema, molto impegnativo... COME HAI FATTO? Mi hai portato fino alla fine suggerendomi anche il taglio con cui leggerlo. Sei magico!

F
Francesca Coppola30 aprile 2007

elegante, ben strutturato, davvero interessante! ammirata!

Simona Scudeller30 aprile 2007

Un ”poema” di risposta, bella idea. Ammirazione e profonda stima per un testo ricercato ed emozionante.

Leaf30 aprile 2007

hai saputo catturare l’attenzione con questo ”racconto” epico-poetico, magistrale sia nella tecnica, sia nell’intuito... Sì, credo che Penelope lo abbia riconosciuto, l’amato sposo... ma quei vent’anni di sirene e ninfe... forse un po’ doveva scontarli... Interessante, e proprio godibile alla lettura!

M
Marilena30 aprile 2007

Una lettura interessante, adoro le gesta di Ulisse e la travagliata storia d'amore con Penelope sua sposa, donna paziente e coraggiosa.Hai scritto dei versi sublimi, davvero bravo nell'interpretazione personale.

Elisabetta Randazzo30 aprile 2007

Le tue poesie sembrano così reali, chi ti legge entra facilmente nella parte. Con questa hai superato te stesso

Massimo C1 maggio 2007

Semplicemente ammirato... al di là del tema trattato... non si può non rimanere stupiti di fronte a tanta... tanta... Poesia.