Amara
Senti
la brevità dell'attimo,
nel pensiero sfuggente,
ch'io non veda
uno sfegio d'amor
dinnanzi
a cotanta malcelata
viltà
di vita macchiata.
Esuli dal sentir
nostri errori
graffi purpurei
di novella cenere
contaminati.
Che violenza
osa ardire
arroganza
sua ombra
lambire
anime innocenti
di peregrino tempo.
Di grazia
non vedi cenno,
che a perir
parola dolce
é inganno.
Che sia d'aspro
il suono
ed il tagliente
graffi
pari le secche gole
di alti virtù prive.
Che lingua
amor non dice
ma asprezza
canta
e morte
oggi si addice.
Domani il tradimento
del verbo
pronunciato
sarà di spada ancora
e la finzione accolta
imperitura Altezza.
Che il leggere non sia
di alcuna allegrezza,
ma il sentire affanno
in terra, senza certezza.
©
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L'autore
Maria Francesca
Sono nata a Reggio Calabria ,ma vivo a Messina dove lavoro ,purtroppo questa città muore ogni giorno un poco di più e si allontana paurosamente da un un possibile ripresa culturale,sociale,civile,mi dispiace dirlo ma sempre più spesso é invivibile ,anche per questo conduco una vita direi piuttosto nell'ombra ,tendo mol
Commenti (1)
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Rasimaco2 maggio 2007
questi versi mi riportano alla memoria sprazzi di poesia omerica... bella nella pienezza dei suoi significati e forte come espressività...
