LA PREDATRICE DI NUVOLE - Scena Seconda
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
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Un innocente dolore fatto d'aria... in quel passaggio di nuvole vive un respiro di malinconica emozione che coinvolgono nella lettura, la rendono scorrevole e unica... Un'atmosfera di grande spessore dove prevale sentimenti e riflessione... di intensa sensibilità.
Possono le nuvole essere la panacea di tutti quei mali che alzano la pressione malinconica dei poeti capaci di trovare come unica valvola di sfogo la loro penna? Le nuvole... fatte in fondo di nulla, ma capaci di annebbiare quelle "lucidità" che dolgono nel profondo dell'anima... Sì...forse è proprio così...
Un dolore che il poeta sente il bisogno di esternare, ma la cui radice è e rimane nell’animo. Di qua la bellissima immagine delle nuvole, presa come elemento di similitudine, su cui voler trasferire la consistenza del dolore .
Chi si avventura in questo fantasmagorico universo della poesia ha bisogno di eradicare quel mondo di immagini che per una certa cultura d'avanguardia ha ben poco significato. Al di là degli stili, credo sia importante abbracciare tale humus sedimentante in noi. La sua funzione, apparentemente inutile, permette di curare quella parte di noi più antica, più viva e magmatica che, se non considerata, fa sentire la sua voce attraverso i sintomi di malattia che attanagliano l'uomo moderno.
Una nuvola può sprofondare nell'emisfero poetico... lasciarne aria ed arrivarea scacciare l'aria... belle sensazioni...
Scrivere per metabolizzare il dolore, per "scacciare l'umore maligno", per trovare infine un poco di sollievo... è come un dictat al quale si obbedisce per liberarsi di qualcosa che è troppo forte per tenerlo dentro... Una lirica intensa che sa ben trasmettere queste sensazioni, con versi profondi e toccanti.
La dualità esistenziale del poeta si dipana come rami dello stesso albero secondo vie che portano malinconia e dolore, ma anche libera fantasia e capacità di volare con la sensibilità che proviene dalla sua pregiata essenza. Proteso al cielo a cercare a aprlare con le nuovole e inchiodato con le radici a terra a sentire il dolore della sua stessa terra d'anima... Spendida figura poetica emerge da questa lirica. Piaciuta tanto.
Molto spesso è proprio quella malinconia che, qual ninfa gentile, riesce a scacciare quell'umore maligno che è insito nell'animo di ogni poeta. Lirica profonda ed intensa, molto apprezzata.
la malinconia è spesso, insieme al dolore, la madre dal cui ventre sono nati molti poeti, veri o "poetini" e "poetine" ma che, comunque, hanno tutti in comune questa singolare forma di "male dell'anima" che spesso segna tutta la nostra vita.
Dopo la "scena prima" in cui le nuvole diventano acqua che purifica, la "scena seconda" dove l'ossigeno, contenuto in esse, va a dilatare gli spazi delle membra per lenire i dolori, alleggerire le sofferenze interiori, scacciare "quell'umore maligno", "rubare spazio alla malinconia"! La malinconia è la componente diffusa del poetare ma non prescinde da uno stato d'animo che è tensione vibrante al passo coi tempi, anelito verso il cielo, eruzioni dell'animo che vanno a dare corpo, con le nuvole, ad una meravigliosa metafora che pur distinguendo le entità naturali considerate (cielo, terra, acqua) erge a protagonista un animo umano che con grande lirismo esterna questo pathos dell'animo! E' un "innocente dolore" sentito con grande passione!
malinconia che ti avvolge con stupende metafore. Anelare al cielo a quelle nuvole come un lavacro per togliere quel dolore che scava dentro l'anima, un fluido la malinconia che l'autrice evoca e vorrebbe scacciare come un male insito nei poeti. Dopo la prima scena ecco che qui un'altra lirica di grande impatto esistenziale che fa riflettere.










