Vita di dento da fuori
Il sole mi scalda,
i pensieri sommersi,
sotto uno strato di cera.
Mattina, che dura
alzarsi e capire,
che c'era la stessa atmosfera.
Vedere oltre il tempo,
guardare anzi spazio,
e sempre la mala abitudine.
Il tato che piange,
il cane che chiede.
La voglia di stare da solo.
Nel letto una stella,
la luce non brilla,
che male al mio petto dolente.
Gennaio di freddo,
con guanti e cappuccio,
si cinge al cospetto il presente.
Con gli occhi già bassi,
io ritto col broncio,
qualcosa mi turba da dentro.
Guardare e vedere,
la terra lontana,
capire che si starà bene.
Una goccia nel viso,
che scivola mentre,
è l'aria che soffia la pace.
Il mondo dall'alto
é chiaro e fatato,
come un bimbo che tiene la mano.
Ricordi di stare,
col fiato sul collo,
ricordi... Che stavo a guardare.
Ma eccolo il fatto,
la scelta del posto,
poteva non essere questa?
Una diga ed un lago,
con oltre un bel prato,
è ora, lasciamo la carne.
Un salto e una vita,
un balzo e che cosa,
mi aspetterà dentro a quel verde?
©
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L'autore
Antoniazzi Marco
Troppe volte mi perdo nella razionalità e nell’irrazionalità. Quando scrivo mi trovo in momenti di difficoltà emotiva, dovuti all’eccesso che che riesco a levarmi di dosso.
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