Penombra del Natale
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
Commenti (11)
Profondo disincanto per una festività che sa sempre meno di ciò che dovrebbe, essendo andata a perdere sempre più il vero significato originario. Parole amare che toccano lo zenit soprattutto nella quarta illuminata strofa.
Un natale che non è più il Natale perché ne manca l'essenza e il significato più profondo e reale. Una ricorrenza ch'è solo motivo di frastuono, di luci e di festa, con la bontà ostentata, per forza, senza alcun coinvolgimento emotivo vero. Un Natale che, tuttavia, ci può far riflettere sulla realtà che ci vede sempre più poveri, tutti, e più vicini al Gesù, che s'intende festeggiare.
La poetessa scrive in maniera mirabile ponendo al centro della poetica l'aspetto riflessivo in una composizione poetica di alto contenuto.
Riflessione profonda e vera... La società che è avvolta dalle illusioni del vivere spesso segue strade secondo modelli di vita vuoti... E questo si riflette anche nell'aria di un natale che ha perso il suo reale valore, la sua luce... Nulla è più come un tempo. Ottima poesia che ben espone un tema importante... attraverso versi intensi.
molti amano questa festa che riunisce e fa amare... ma non è un Natale ...come un tempo... adesso scivola tutto via nei sistemi del. consumismo ... molto bella.
Mi vedo in questi versi come se mi riflettessi in uno specchio, pensieri e impressioni che sono in completo accordo con ciò che penso e che provo. Penombra la chiama l'autrice e forse è fin troppo indulgente: è buio nel cuore quando per lavarsi la coscienza ci si sforza di essere "buoni" per una volta l'anno, perché il Natale sta arrivando.
Tralasciando l'aspetto commerciale della ricorrenza, quello che più disturba maggiormente della festa, di questa festa, è l'assoluto vuoto con cui si ci appresta a viverla. Tutto è costrizione, tutto sa di finto, tutto è automatico: regali spacchettati, senza mistero e stupore negli occhi; nulla è condiviso e tutto e dovuto. Natale ha decisamente perso il suo significato. Ottimo spunto di riflessione.
il Natale alla fine è la festa del Sole, una festa eterna che c'era anche prima della nostra religione. Forse recuperare lo spirito originario farebbe bene anche ai Cristiani... e Gesù ne sarebbe felice. Da meditare
Ammirevole questa riflessione che scava nel significato più profondo del nostro apprestarci a vivere la festività per eccellenza alle porte, il problema è come abbiamo deciso di viverla, come l'autrice ben descrive stiamo scivolando nell'illusione che sia un giorno solo pronto per redimersi o per mettere a posto la coscienza di una bontà a ore forse, terribile pensare alla penombra dei sentimenti ma l'amara considerazione e fin troppo gentile poiché credo che dentro ci sia un vero proprio cratere di buio totale. Bisogna riportare di quella luce nell'anima altrimenti morte certa della stessa per mano del nostro egoismo.
Stupenda riflessione... specialmente la chiusa... che facilmente porta i pensieri "fra queste luci d'ombra di un Natale"... Certamente "che non è certo il suo"...abituati come siamo ad abusare negativamente di quell'amore che ci è stato donato... Molto apprezzato il contenuto poetico...
E' un mondo, il nostro, che si mantiene in equilibrio perchè, tante volte, non sa da che parte cadere! Il Natale è un ultimo sussulto accorato per "offrire e chiedere speranza", semmai esista ancora chi è disposto ad ascoltare questo grido dell'Autrice che si leva in un deserto dell'essere! E' una società dell'apparire, più che dell'essere, colma di "illusioni crollate, strade tutte in salita, un vivere in penombra" che non sa uscire allo scoperto per ritrovare se stessi ed i sensi di vita ai quali siamo stati destinati. Meditata ed elegantemente profonda la chiusa finale, consapevole della presenza di una sola luce, quella "di un Dio venuto nell'oscurità" per illuminare i cuori, per "appiccare incendi" nell'anima!










