Tornando per la via aspra e sassosa (1)

Tornando per la via aspra e sassosa
nel mezzo del dolce calar del Sole
ch'ispira 'l m'intelletto a scriver prosa.
Ch'infonde nel mi cor gentil parole,
per tutto ch'intorno a me circonda;
lo che m'ausilia e lo che mi duole.
Cammin dove l'inconscio mio mi manda,
per il paesel mi muovo senza meta,
fino ad arrivar in radura tonda;
La mi posai e l'anima fu lieta,
con gli animai che andavan riposarsi
la mia presenza ai più era segreta.
Il corpo mio che andava a dileguarsi,
tutt'uno diventavo con natura
vedevo come un lampo i miei trascorsi
Che sol erano fatti di premura,
nutriti dal dolore d'io stesso,
tornavano alla mente con usura!
Posai la schiena dura su di un masso,
placando la turbolenta guerra,
mentre 'l ciel perdeva il tinto rosso,
Verso il buio una parte di Terra
ch'in cielo rivelava a noi le stelle,
vidi i tre re la; d'oro, incenso e mirra.
Sopra le due diverse sorelle,
ch'una sola da qui si può vedere:
spicca la brillante tra le belle.
Ch'infonde in me l'animo sicuro
e consapevolezza di essere:
in succesion vi son Canopo e Arturo.
L'uniche che non potrò mai perdere,
fin'al lungo inizio della fine,
ch'il nuov'univers'andrà ad erigere.
Sino all'illimitato confine,
ove mente viva s'è inoltrata
come il miel d'ape che sgorga fine
Mai ripetizion fu più azzeccata,
per descrivere lo mio viaggio astrale:
lento culla la mia anima ammaliata.
Ch'insieme tende tutto all'immortale,
dando a me il candido alone
aleggia in me la saggezza ancestrale.
Adesso non vi son Terr'e persone
ma solo il tutt'uno universale,
che fa sfumar la grande illusione.
Pure 'l sacro principio dottrinale,
ch'uccise la ragione in agonia
togliendo il principio razionale.
Da Chiesa romana a Babilonia,
dal pensier unito arian'e indiano:
il tr'ebbe devota idolatria.
Mischiato tra il sacro e il profano,
fu per i molti fonte di salvezza;
dal funesto re all'umil villano.
E' il numero che toglie ogni razza,
ch'unisce il total in un impero,
cancell'il mal'infonde la purezza
Spianandoci l'ortodosso sentiero,
che porta al di fuori della selva,
all'illuminazione del doplero
Che lacera la carne della belva,
liberando dal ventre la sua preda,
lei che per ciclo continuo si salva.
Andando oltre quello che tu veda,
poiché azion de mondo spirituale;
altro non posso far mio lettore, perché tu creda.
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Commenti (2)
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Francesco Rossi10 dicembre 2013
Una poetica curata, il prosaico non appare in questa poesia a mio modo di vedere e questo segna un punto a favore della poesia che è tutta altra cosa della prosa.
Leone Franco10 dicembre 2013
Bei versi che richiamano la Divina Commedia. Notevole la parte del viaggio che si eleva nel cielo. Un cielo perfettamente definito nelle coordinate celesti di alcune stelle dall'autore: con i tre di Orione che identificano l'Equatore Celeste, Canopo il Sud e Arturo il Nord. Un viaggio tortuoso, spirituale ma anche con notevoli sprazzi di cultura. Molto apprezzata!

